Secondo le autorità militari, almeno 27 membri di un gruppo ribelle di sinistra sono stati uccisi negli scontri nella Colombia centrale con una fazione rivale, in un momento di elevata tensione nella regione, sotto l’effetto dell’azione militare degli Stati Uniti in Venezuela e delle minacce contro la Colombia.
Gli scontri, i più violenti degli ultimi mesi, si sono verificati domenica nella zona rurale del comune di El Retorno, nella regione amazzonica di Guaviare, 300 km (186 miglia) a sud-est di Bogotà, ha riferito una fonte militare all’agenzia di stampa Reuters.
La fazione guidata da Diaz è attualmente impegnata in colloqui di pace con il presidente di sinistra Gustavo Petro, mentre il gruppo di Vera continua a lanciare attacchi contro civili e forze di sicurezza dopo che il governo ha sospeso un cessate il fuoco bilaterale. Queste fazioni, ora rivali, avevano respinto un accordo di pace del 2016 che consentiva a circa 13.000 membri delle FARC di abbandonare la lotta armata e reintegrarsi nella società dopo il disarmo.
A quattro mesi dalle elezioni e con l’opposizione che lo accusa di essere debole, Petro ha aumentato la pressione sui gruppi ribelli. A novembre, le forze governative hanno organizzato un attacco in cui sono morti 19 seguaci di Mordisco. Petro ha paragonato l’inafferrabile Mordisco al defunto barone della cocaina Pablo Escobar.
Dal colpo di mano di Washington a Caracas, è in atto un’escalation, i cui risultati vanno ben oltre la fascia di remoti villaggi abbandonati tra la Cordigliera orientale e il Lago Maracaibo.
Ora l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) si sente minacciato dal nuovo corso in Venezuela nonché dal possibile riavvicinamento tra Bogotà e la Casa Bianca. Da una parte, dunque, rilancia il dialogo con il governo di Gustavo Petro, interrotto proprio in seguito al conflitto in Catatumbo. Dall’altra aumenta la pressione sulla popolazione, sottoposta a un’asfissiante vigilanza per paura di infiltrazioni. Soprattutto i contadini. «La coca è un business per tutti tranne che per chi la coltiva: guadagna poco e paga un prezzo altissimo in termini di violenza. Per un chilo di pasta base riceve poco più di mille dollari – spiega Junior Maldonado, portavoce dell’Associazione contadina del Catatumbo (Ascamcat) –. I gruppi armati le rivendono a sei volte tanto».





