Nella giornata di ieri, intorno a due prigioni nel nord-est della Siria, nelle quali sono detenuti migliaia di miliziani dell’ISIS, ci sono stati dei violenti scontri. Dopo l’accaduto, i combattenti curdi delle Forze Democratiche Siriane (SDF) e il governo centrale si sono accusati vicendevolmente di aver lasciato uscire alcune persone che si trovavano nel carcere.
Le autorità sostengono che le SDF abbiano liberato dei prigionieri di al Shaddadi; queste ultime, al contrario, sono convinte che dei gruppi armati legati all’esecutivo abbiano attaccato la prigione di al Shaddadi e anche quella di al Aqtan a Raqqa, la città che, fino al 2017, era considerata la capitale dello Stato Islamico in Siria. L’esercito ha confermato di essere in cerca dei membri dell’ISIS in fuga, e ha imposto il coprifuoco. Non è ancora chiaro il numero di ricercati: il ministero dell’Interno parla di centoventi di cui più di ottanta sarebbero già stati fermati.
Scontri in Siria: l’ISIS preoccupa i curdi e al Sharaa
Per molto tempo, i curdi hanno controllato il nord-est del Paese, così come le prigioni. In base al nuovo accordo raggiunto, tuttavia, dovrebbe essere il governo centrale del presidente Ahmed al Sharaa a occuparsene. La comunità curda, tuttavia, non si fida troppo del cessate il fuoco, e teme che le autorità siano poco efficaci nella gestione di carceri e città.
La liberazione dei miliziani porterebbe una enorme instabilità in un’area già molto a rischio, e quasi impossibile da governare. Lo stesso presidente al Sharaa sembra essere preoccupato: in passato, era stato proprio lui ad accrescere la presenza dell’ISIS in Siria, per poi cambiare idea. Dopo la separazione del gruppo si era dapprima avvicinato ad al Qaida, per poi fondare un’organizzazione autonoma. Da allora, l’ISIS lo ha soprannominato “La Iena”, e lo considera un traditore da eliminare.
Federica Checchia





