La situazione nel nord-est della Siria, nonostante il recente cambio di regime, rimane profondamente critica e instabile. Martedì scorso, il nuovo governo guidato dal presidente Ahmed al Sharaa e le Forze democratiche siriane (SDF), a maggioranza curda, hanno siglato un accordo per un cessate il fuoco di quattro giorni. Tuttavia, la tregua annunciata si è rivelata inconcludente e i combattimenti tra i curdi e Damasco non si sono fermati.

I curdi cercano di non perdere i propri diritti, il governo vuole il controllo totale del territorio

Uno dei punti più delicati per la sicurezza è rappresentato dalla gestione delle carceri. Difatti, le ostilità si stanno verificando in punti strategici come la città di Zarkan, il centro di Tal Baroud e l’area circostante la prigione di al Aqtan a Raqqa. Le strutture ospitano migliaia di combattenti dell’ISIS e i loro familiari, una possibile fuga dei detenuti potrebbe causare delle conseguenze rilevanti per l’intera area. Secondo quanto concordato, i curdi dovrebbero cedere il controllo di questi centri detentivi all’esercito regolare siriano. Il governo di al Sharaa, però, accusa i combattenti dell’SDF di aver abbandonato le prigioni senza garantire un passaggio di consegne ordinato, con l’obiettivo di sfruttare i disordini per ottenere accordi migliori. L’Osservatorio siriano per i diritti umani riporta che anche diverse basi militari abbandonate dai curdi sono state saccheggiate.

L’accordo di domenica segna una resa per l’amministrazione curda. I leader delle SDF hanno rinunciato ai territori ricchi di petrolio e alle province a maggioranza araba che amministravano da anni. Inoltre, i miliziani curdi hanno accettato di unirsi all’esercito nazionale, perdendo l’autonomia della propria unità militare. In cambio, sono stati promessi loro alcuni diritti fondamentali, come il rilascio dei passaporti (richiesta sistematicamente rifiutata dal regime degli Assad). Dopo la caduta di Bashar al Assad nel 2024, i curdi hanno perso il sostegno americano, rendendoli di fatto più deboli. Gli Stati Uniti, infatti, non considerano più i curdi come il partner principale per la lotta contro l’ISIS. In aggiunta, l’inviato speciale statunitense, Tom Barrack, ha dichiarato che la sicurezza di quelle regioni spetta al nuovo governo siriano. Attualmente i curdi cercano di non perdere i propri diritti culturali, mentre il governo cerca di riappropriarsi del totale controllo del territorio.

Stefania Cirillo