Cristiano De André ha 4 figli. La primogenita è Fabrizia De André, nata dall’unione con la spagnola Carmen De Cespedes. Da quest’ultima sono anche arrivati i gemelli Francesca e Filippo De André. La quarta figlia di Cristiano De André, Alice De André, è nata dall’unione dell’artista con la milanese Sabrina La Rosa, ballerina de La Scala. «Mamma (Sabrina La Rosa, ndr) era ballerina della Scala, sognava per me un futuro danzante. Dopo il saggio al Carcano – avevo 7 anni – ha gettato la spugna».

Alice De André è la sorella più piccola di casa De Andrè. Originaria di Tempio Pausania, in provincia di Sassari, Sardegna, attualmente Alice vive a Milano dove risiedono anche le sue sorelle. Non sappiamo moltissimi aspetti della sua vita, sappiamo però che proprio nel capoluogo lombardo abbia frequentato l’International School. Diversamente dalla sorella Francesca, una delle concorrenti dell’edizione 2019 del Grande Fratello, la De Andrè Junior ha scelto, almeno per il momento, di non intraprendere la strada del mondo dello spettacolo.

Alice ha studiato teatro dopo aver provato a fare la ballerina. Oggi ride e fa ridere facendo anche la comica, prendendo in giro anche la storia di suo nonno Fabrizio: «Spesso, sui social e non solo, mi accusano di mancargli di rispetto. Ma io me la prendo con chi vuole farne un santino, anziché un uomo che ci ha dato le parole di cui avevamo bisogno».

La storia di Alice De André con la mamma Sabrina

Alice, a 16 anni, è stata vittima di bullismo come ha raccontato al settimanale F: «Non mi sentivo compresa e a scuola ero vittima di bullismo: alcune studentesse volevano buttarmi giù dalle scale e avevano creato persino un gruppo sui social in cui giuravano “vendetta contro Alice De André”, pieno di minacce violentissime come legarmi e bruciarmi. Minacce che professori derubricavano a «ragazzate». Ero confusa, avevo attacchi di panico, crisi di rabbia tremende che non sapevo incanalare. Le canzoni di mio nonno erano l’amico che non avevo».

Ha dovuto crescere in fretta Alice. Diventare forte e difendersi. «I miei genitori erano già separati e, per colpa di un parente di mia madre, lei e io abbiamo perso tutto: casa, lavoro e risparmi. Abbiamo dovuto tornare a vivere da mia nonna, e ricominciare da capo. A 18 anni sono andata ad abitare da sola e mi mantenevo facendo la cameriera mentre studiavo all’Accademia teatrale».

«Da piccola vivevo coi miei in Sardegna, sono stata abituata a giocare con l’immaginazione. Papà si inventava avventure pazzesche, esploravamo, era divertente. A sei anni i miei si sono separati e ho iniziato a vederlo sempre meno. Ma era difficile tenere tutto dentro casa: qualsiasi cosa succedesse alla mia famiglia finiva regolarmente sui giornali». Questa la cosa più difficile. «Avere un nome noto, e per cui venivo attaccata, era la cosa più difficile». Ma Alice ha reagito a testa alta: «Andando a scuola con una maglietta con scritto «sono cattiva» e una pistola d’acqua per sciogliere il trucco alle bulle, tutte maggiorenni. Soffrivo, ma ho imparato allora l’importanza di riderci su». 

A farla soffrire anche se in maniera diversa, il suo cognome: «Ho pensato anche di usare un altro nome. Ho avuto paura di non essere libera. Io non ho un piano B. Anche se è un privilegio, sento la responsabilità di un nome ingombrante. Mio padre mi ha sempre detto: “Fai quello che vuoi, ma non cantare”. Il mondo chiede sempre che tu sia all’altezza di un mito. Ho visto le difficoltà di mio padre. Eppure è uno dei più grandi polistrumentisti in circolazione». Per Alice, da piccola, suo padre era un eroe.  Oggi un eroe è chi si guarda dentro senza paura. La cosa più difficile per me è stata far pace col bisogno di essere all’altezza. Accettarsi è un grande atto di coraggio»