Da domani, 31 gennaio 2026, e fino al 29 aprile, lo Spazio Extra del MAXXI Museo Nazionale delle arti del XXI secolo ospiterà la mostra-evento Franco Battiato. Un’altra vita, dedicata al percorso artistico e personale di uno dei principali protagonisti del cantautorato italiano, a cinque anni dalla sua scomparsa. Coprodotta dal Ministero della Cultura e dal MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, la rassegna è curata da Giorgio Calcara e Grazia Cristina Battiato, nipote del Maestro, ed è organizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia, in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS.

L’iniziativa del MAXXI dedicata al Maestro

Presentando l’esposizione, questa mattina, Maria Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo ha inaugurato quella che -si augura- diventerà una lunga serie di iniziative. «Non avremmo potuto trovare un nome migliore per lanciare questa serie di mostre-evento dedicate ai grandi della cultura», ha dichiarato. «Anche per noi, questo è l’inizio di una grande avventura».

Franco Battiato, che nella sua vita terrena è stato cantautore, musicista, poeta, filosofo e intellettuale, è stato in grado di attraversare diverse forme di genere e linguaggio, che vanno dell’elettronica al misticismo, rendendo sempre partecipe il pubblico delle sue idee e della sua immensa cultura, senza diventare mai un’artista elitario e incomprensibile, ma trattando anche gli argomenti più aulici con uno spirito pop che l’hanno reso trasversalmente amato.

Le sette sezioni della mostra “Franco Battiato. Un’altra vita”, in partenza domani al MAXXI

La mostra si articola in sette sezioni tematiche, che ripercorrono la sua vita e la sua opera. Si legge nel comunicato stampa ufficiale:

L’inizio (dalla Sicilia a Milano) racconta gli esordi negli anni Sessanta, il trasferimento a Milano e il debutto come cantautore pop, sostenuto da Giorgio Gaber. Le prime apparizioni televisive e le canzoni influenzate dal clima beat pongono le basi della sua futura originalità.

Con Sperimentare (dall’acustica all’elettronica) si entra negli anni Settanta, quando Battiato abbandona la canzone leggera per dedicarsi alla ricerca d’avanguardia ed elettronica, ispirata a figure come John Cage e Karlheinz Stockhausen. Album come Fetus, Pollution e Sulle corde di Aries lo consacrano come pioniere della sperimentazione musicale in Italia.

La sezione Il successo (dall’avanguardia al pop) documenta l’approdo al grande pubblico tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Con L’era del cinghiale bianco e soprattutto La voce del padrone, Battiato fonde cultura alta, spiritualità ed elettronica
accessibile, diventando un fenomeno di massa senza rinunciare alla profondità artistica. Parallelamente, firma brani memorabili per Alice, Milva e Giuni Russo.

Mistica (tra Oriente e Occidente) approfondisce il crescente interesse per la spiritualità, l’esoterismo e le filosofie orientali, influenzate dal pensiero di Gurdjieff e dal sufismo. Questa tensione trova compimento nelle canzoni mistiche e nelle grandi opere colte come Genesi, Messa arcaica e Gilgamesh.

In L’uomo (ritorno alle origini) emerge la scelta di lasciare Milano per tornare a Milo, sull’Etna. Qui Battiato conduce una vita appartata, dedicata alla meditazione, alla lettura, alla pittura e alla composizione: un ritorno alle origini vissuto come atto pienamente consapevole.

La sezione Il Maestro (come un diamante) racconta il consolidarsi della sua figura di guida culturale e morale, riconosciuta per generosità, rigore e ironia, pur nel rifiuto dell’etichetta di guru. Centrale è il sodalizio con il filosofo Manlio Sgalambro, iniziato nel
1994 e durato quasi vent’anni, da cui nascono alcune delle pagine più dense della cultura italiana contemporanea.

Infine, Dal suono all’immagine (il cinema di Battiato) esplora l’attività cinematografica degli ultimi decenni, con film come Perduto amor e Musikanten, oltre a documentari e colonne sonore. Un vero e proprio “cinema di Franco Battiato”, come riconosciuto da Elisabetta Sgarbi, profondamente intrecciato al suo pensiero e alla sua prospettiva.

La sala ottagonale

Cuore pulsante della mostra è uno spazio ottagonale, eco simbolica dell’ottava musicale, dove un sistema di ascolto Dolby Atmos e la proiezione di cinque videoclip avvolgono il visitatore in un’esperienza multisensoriale e sinestetica. Il percorso è arricchito da copertine di album, manifesti storici, fotografie e cimeli rari, che restituiscono la poliedricità di un artista capace di attraversare oltre cinquant’anni di carriera come innovatore e precursore. Accanto all’universo musicale emerge il côté pittorico originale: una pittura silenziosa e contemplativa, caratterizzata da fondi dorati, simboli e archetipi di ascendenza mediorientale.

“Comune non comune” scrive Bruni. “È una delle possibili definizioni per riassumere il patrimonio artistico ma soprattutto intellettuale che il MAXXI celebra con la mostra Franco Battiato. Un’altra vita. Questa iniziativa, incentrata su uno dei principali esponenti del panorama culturale italiano a cavallo tra Novecento e XXI secolo, è il tributo che la prima istituzione nazionale dedicata alla creatività contemporanea rende al cantautore, musicista, pittore e regista e alla sua non comune capacità di favorire quel dialogo interdisciplinare da sempre associato alla nostra tradizione”.

“Franco Battiato. Un’altra vita”: il ricordo di Cristina Battiato

Nel corso della conferenza stampa è intervenuta anche Grazia Cristina Battiato, nipote del musicista, che ha raccontato il lato più umano del Maestro, appellativo che lo metteva piuttosto a disagio. «Mio zio non amava essere chiamato “Maestro”, non si vedeva nei panni di un guru, e sosteneva di non avere nulla da insegnare».

«A volte, avvicinarsi a lui poteva far paura», ricorda, «ma poi si scopriva quanto, nella sua sfera privata, fosse una persona estremamente semplice e cordiale. Amava la tavola imbandita, anche se mangiava come un uccellino, e circondarsi dei suoi affetti. Invitava spesso amici e persone care a cena per chiacchierare di tutto, parlando di temi elevati, ma anche di argomenti molto più leggeri. Poi, dopo cena, arrivava il suo momento preferito, scegliere un film. Riuniva tutti davanti alla televisione e poi faceva zapping, finché non trovava qualcosa di suo gusto. Quello, per lui, era il momento di massima felicità».

Federica Checchia