Il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP) di Tarique Rahman ha vinto le prime elezioni legislative che si sono svolte dopo la destituzione della prima ministra Sheikh Hasina avvenuta nell’estate del 2024 a causa delle enormi proteste antigovernative guidate da studentesse e studenti universitari.
Le elezioni parlamentari tenutesi giovedì sono state le prime in Bangladesh dopo la rivolta del 2024 guidata dalla Generazione Z che ha rovesciato la premier di lunga data Sheikh Hasina. Un risultato chiaro era stato considerato cruciale per la stabilità del paese a maggioranza musulmana di 175 milioni di abitanti, dopo mesi di mortali disordini anti-Hasina che avevano sconvolto la vita quotidiana e colpito importanti settori industriali, tra cui il settore dell’abbigliamento nel secondo maggiore esportatore di indumenti al mondo.
Benché la Bangladesh Election Commission non abbia ancora pubblicato i risultati definitivi ufficiali, il partito in vantaggio nel conto provvisorio ha già incassato le congratulazioni di India, Pakistan e Stati Uniti. Secondo i media locali, il Bnp si è aggiudicato 212 dei 299 seggi in palio, staccando di molto Jamaat-e-Islami, il partito islamista che, dopo essere stato tenuto per anni ai margini della scena politica, nell’ultimo anno era parso accrescere rapidamente i suoi consensi.
Il Bangladesh verso un cambiamento?
Tarique Rahman, che molto probabilmente sarà il nuovo primo ministro, è il figlio dell’ex prima ministra bangladese Khaleda Zia, che fu a lungo la principale rivale politica di Hasina. Ha meno seguito e meno carisma della madre, ma è stato avvantaggiato dal fatto che negli ultimi anni Zia era diventata per molti un simbolo di democrazia e resistenza al governo sempre più autoritario di Hasina. Tra le altre cose nel 2024 Hasina fece reprimere con violenza le proteste, e almeno 1.400 persone furono uccise.
Shafiqur Rahman, leader del principale rivale del BNP, il partito islamista Jamaat-e-Islami, ha ammesso la sconfitta, con la sua alleanza guidata dal partito a soli 68 seggi. Rahman ha affermato che il Jamaat non si impegnerà in una “politica di opposizione” fine a se stessa. “Faremo politica positiva”, ha dichiarato ai giornalisti.
Oltre alle elezioni parlamentari, giovedì si è votato anche per un referendum sulle riforme costituzionali proposte dal governo del primo ministro ad interim Muhammad Yunus. Le riforme sono confluite in un documento noto come “Carta di luglio”, e in teoria dovranno essere attuate dal prossimo governo. La Carta contiene, tra le altre cose, riforme della legge elettorale, della magistratura e delle forze dell’ordine ed era stata approvata lo scorso maggio dai principali partiti, fra cui il Jamaat-e-Islami e il BNP, che però da allora ha messo in discussione alcune sue parti. I sondaggi pubblicati dalle televisioni locali indicavano che il “sì” avrebbe vinto con un ampio margine.





