Il Tribunale dei crimini internazionali del Bangladesh ha condannato a morte Sheikh Hasina, ex premier del Paese, per crimini contro l’umanità. Il motivo della sentenza è da attribuirsi alla violenta repressione da lei ordinata contro proteste antigovernative risalenti a luglio del 2024. Negli scontri con la polizia, sono stati uccisi oltre seicento manifestanti, e oltre undicimila sono finiti in manette.
Hasina, settantotto anni, ha governato dal 1996 al 2001 e poi dal 2009 al 2024, ed è stata la prima ministra più longeva nella storia della nazione. È la figlia maggiore di Sheikh Mujibur Rahman, il politico che dichiarò l’indipendenza del Bangladesh dal Pakistan e fondò il partito progressista Lega Awami. Nonostante, almeno in apparenza, si sia sempre opposta alle dittature militari, con il passare del tempo è diventata sempre più autoritaria, provocando un forte malcontento nella popolazione.
Sheikh Hasina vive in India dal 2024: richiesta l’estradizione
Il verdetto arriva a pochi mesi dalle elezioni parlamentari, previste a febbraio, dalle quali il partito di Hasina è stato escluso. Per questo tipo di reato è prevista la possibilità di appello presso la Corte Suprema. L’ex premier vive in India dal 2024, dov’è fuggita l’anno scorso, a causa delle proteste. Il Bangladesh ne ha chiesto l’estradizione, ma il governo indiano non l’ha ancora approvata, rendendo di fatto impossibile eseguire la pena.
Oltre ad lei, i giudici hanno condannato anche l’ex ministro dell’Interno, Asaduzzaman Khan Kamal, e il capo della polizia, Abdullah al Mamun, per aver autorizzato l’uso della forza contro i manifestanti. Il pubblico presente alla lettura della sentenza ha gioito e ha battuto le mani a lungo.
Federica Checchia





