L’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del dipartimento del Tesoro Usa ha comunicato di aver concesso a cinque grandi compagnie petrolifere la licenza a operare nel settore del petrolio e del gas in Venezuela: oltre all’americana Chevron, l’unica rimasta attiva nel paese durante gli anni delle sanzioni, le britanniche Bp e Shell, la spagnola Repsol e l’italiana Eni. Tutto ovviamente sotto la supervisione di Washington: i pagamenti delle royalty dovranno infatti passare per il conto del Tesoro Usa (il Foreign Government Deposit Funds) che oggi è in Qatar.

Il gruppo italiano Eni è, appunto, tra le cinque società autorizzate dall’Amministrazione Trump a sfruttare e raffinare petrolio e gas in Venezuela, nonché a fornire beni, servizi o tecnologie agli impianti o alle piattaforme che se ne occupano. Insieme ad esso, gli Stati Uniti autorizzano anche le britanniche Shell e Bp, la spagnola Repsol e l’americana Chevron a riprendere le loro operazioni nello Stato sudamericano.

Il breve documento pubblicato dall’Office of foreign assets control (Ofac) non autorizza però il rilascio di alcun bene nelle mani del governo venezuelano, dopo decenni di espropri da parte del governo chavista. Né autorizza le aziende a effettuare transazioni economiche che coinvolgano navi sottoposte a sanzioni legate a Russia, Cina, Iran, Corea del Nord o Cuba.

Puntava del resto esattamente in questa direzione la riforma della legge sugli idrocarburi approvata il 29 gennaio dall’Assemblea nazionale: consentire ai privati di operare direttamente sia nella produzione che nella commercializzazione del petrolio, istituzionalizzando quello che era noto come “modello Chevron”. Una pietra tombale sul modello di sovranità petrolifera di Hugo Chávez.

Ad ammettere la capitolazione è stato del resto lo stesso presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez, fratello della presidente ad interim, in un’intervista a Newsmax: «Su richiesta della presidente Delcy Rodríguez – ha dichiarato – abbiamo riformato la legge sull’energia per consentire alle compagnie straniere, soprattutto statunitensi, di sfruttare i giacimenti inesplorati». Guai però a parlare esplicitamente di privatizzazione: «Il petrolio e il carbone restano una proprietà dello Stato venezuelano», assicura la presidente, esprimendo l’intenzione di trasformare il Venezuela da «paese con le maggiori riserve di petrolio» a «grande produttore», come gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita.

Eni: valutiamo le opportunità della licenza, dialogo con gli Usa

“La licenza generale n.50 è stata appena emessa; prendiamo atto che Eni è esplicitamente inclusa e stiamo attualmente valutando le opportunità che essa apre nell’ambito di un dialogo costante e costruttivo con le Autorità statunitensi”. Lo afferma un portavoce Eni in merito all’autorizzazione data dagli Stati Uniti a cinque gruppi petroliferi a riprendere le operazioni in Venezuela