La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha firmato e promulgato la riforma della Legge sugli idrocarburi, che allenta il controllo statale sul settore petrolifero e apre formalmente alla partecipazione di investimenti privati ed esteri.
Lo ha fatto dopo una telefonata con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, definendo la riforma un “salto storico” ed aggiungendo che “il Venezuela sta compiendo passi importanti” per rilanciare un’industria strategica in profonda crisi, colpita dal crollo della produzione, dalle sanzioni internazionali e dalla carenza di capitali.
Come volevano i piani di Donald Trump, gli Stati Uniti hanno iniziato a vendere il petrolio del Venezuela all’estero per conto del Venezuela, versando poi parte dei ricavi al regime di Rodríguez. Negli ultimi giorni hanno fatto i primi versamenti: 300 milioni di dollari (250 milioni di euro) su una vendita da 500 milioni: tanti soldi per un paese con l’economia così disastrata, che danno sollievo al sistema bancario e all’apparato pubblico praticamente al collasso
Il Venezuela cambia rotta sul petrolio
Il Parlamento ha approvato una profonda riforma della legge organica sugli idrocarburi che apre il settore alla partecipazione di capitali privati e stranieri, segnando una svolta storica rispetto al modello di rigido controllo statale promosso dal chavismo negli ultimi 25 anni.
La riforma consente alle compagnie straniere di gestire direttamente impianti petroliferi nel paese, ridimensionando la compagnia nazionale, la Petróleos de Venezuela. Abbassa inoltre le tasse e le commissioni che le aziende devono versare al governo, e reintroduce la possibilità di ricorrere ai tribunali internazionali in caso di contenziosi.
Dopo il voto del parlamento, gli Stati Uniti hanno annunciato un attenuamento delle sanzioni, autorizzando le loro compagnie a comprare e trasportare il petrolio del Venezuela (ma non ancora a produrne nel paese). L’obiettivo della riforma è incentivare le compagnie straniere a investire in Venezuela, come vorrebbe Trump, nonostante al momento abbiano espresso ritrosie a farlo.
Secondo diversi osservatori, la riforma è stata messa a punto in tempi record nel quadro di una nuova e più stretta collaborazione tra il governo ad interim venezuelano e Washington. La nuova legge archivia l’impianto introdotto da Chávez tra il 2006 e il 2009 e rappresenta la prima revisione organica del settore dal 2007.
Il testo riduce in modo significativo il ruolo dello Stato nella gestione dei giacimenti, elimina l’obbligo per la compagnia pubblica Pdvsa di detenere una quota di maggioranza e consente alle imprese private di operare i campi petroliferi in autonomia e di commercializzare direttamente il greggio. Lo Stato mantiene la proprietà delle risorse, ma apre ampi spazi ai contratti di partecipazione produttiva, uno strumento sostenuto da tempo dalla stessa Rodríguez.





