Il rapido dispiegamento delle forze statunitensi in Medio Oriente è progredito al punto che Donald Trump avrebbe la possibilità di attaccare l’Iran già questo fine settimana. Lo scrive il New York Times, citando funzionari dell’amministrazione e del Pentagono in un articolo dal titolo “L’esercito Usa si mette in posizione per possibili attacchi all’Iran”, precisando che il capo della Casa Bianca non ha dato alcuna indicazione di aver preso una decisione su come procedere. 

Poi il presidente Usa, dal palcoscenico del Board of Peace a Washington, ha aperto una nuova finestra temporale: «Scopriremo cosa succede con l’Iran tra circa 10 giorni». Non solo: il tycoon ha anche sottolineato che gli Stati Uniti «hanno buoni rapporti» con i negoziatori di Teheran. La conclusione resta però la stessa: o ci sarà un «accordo significativo» sul nucleare iraniano o ci saranno «brutte cose».  All’inizio della settimana, Teheran aveva dichiarato di aver raggiunto un’intesa con gli Stati Uniti sui principali “principi guida” per risolvere la controversia sul programma nucleare. Per gli Usa sarebbe “molto saggio” raggiungere un accordo con gli Stati Uniti. Due sono i punti fermi. Primo: i massimi funzionari dell’amministrazione per la sicurezza nazionale Usa si sono incontrati ieri nella Situation Room della Casa Bianca. Trump è stato informato dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, suo genero, sui colloqui indiretti con l’Iran svoltisi il giorno prima.

Nei giorni scorsi, Teheran ha chiuso temporaneamente alcune parti dello Stretto di Hormuz, la stretta imboccatura del Golfo Persico, attraverso la quale passa il 20% del petrolio mondiale. Come ha scritto l’Ap, si è trattato “di una chiusura rara, forse senza precedenti, dello stretto, un segnale da parte dell’Iran delle potenziali ricadute sull’economia mondiale se gli Stati Uniti dovessero minacciare di attaccarlo”. È la rotta delle superpetroliere che trasportano petrolio e gas da Arabia Saudita, Kuwait, Iraq, Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Iran. La stragrande maggioranza di questo petrolio è destinata ai mercati asiatici, incluso l’unico cliente petrolifero rimasto dell’Iran, la Cina.

L’attacco avrebbe come obiettivi siti militari o del governo. Se il presidente approverà una operazione militare di questo tipo, i raid potranno iniziare nel giro di qualche giorno. Se poi Teheran continuerà a respingere la richiesta della Casa Bianca per lo stop al programma di arricchimento dell’uranio, gli Stati Uniti estenderanno la portata degli attacchi, per includere obiettivi del regime, con il possibile scopo di destituirlo.