Manuel Bortuzzo venne centrato, nella notte tra il 2 e il 3 febbraio del 2019, da un proiettile sparato da Lorenzo Marinelli mentre era a bordo di un motorino con Daniele Bazzono, all’Axa, periferia di Roma. Una sventagliata di almeno tre colpi fatta “come attività ritorsiva e dimostrativa dopo una rissa avvenuta presso il locale”: per rimarcare, in sostanza, il potere su quella piazza. Il proiettile raggiunse Bortuzzo, che si trovava lì per acquistare un pacchetto di sigarette, entrò nella schiena causandogli la paralisi delle gambe e stroncandogli, di fatto, una carriera da protagonista nel nuoto. 

Ad esser coinvolta nella sparatoria anche la fidanzata di Bortuzzo, Martina, anche lei nuotatrice. Solo alcuni giorni dopo, il 6 febbraio, due giovani, sospettati, di 24 e 25 anni, Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, si presentarono in questura sostenendo di aver sparato per sbaglio al nuotatore. “Siamo qui perché Manuel Bortuzzo deve avere giustizia. Siamo distrutti. È stato un tragico errore”: queste le parole che i due aggressori di Manuel Bortuzzo avrebbero detto dopo essersi presentati in questura e confessato di essere gli autori della sparatoria all’Axa. 

Per i due aggressori autori della sparatoria, il pm aveva chiesto una condanna a 20 anni. Entrambi sono stati accusati di duplice tentato omicidio per l’aggressione a Bortuzzo ed alla fidanzata ed il gup ha riconosciuto la premeditazione e disposto una provvisionale di 300mila euro in favore di Bortuzzo. “Nessuna sentenza mi può fare ritornare come prima. Il mio sogno è tornare a camminare; mi sto impegnando ogni giorno per realizzarlo”, così Manuel aveva commentato la sentenza di primo grado. Le difese dei due imputati avevano invece annunciato l’Appello che si è tenuto a luglio nel 2020 e terminato con una riduzione della pena a 14 anni e 8 mesi di carcere per gli autori del ferimento del nuotatore Manuel Bortuzzo. I giudici di secondo grado hanno fatto cadere l’accusa di tentato omicidio ai danni della fidanzata di Bortuzzo, Martina Rossi.

La rinascita di Bortuzzo in acqua

“In acqua mi sono rituffato dopo un mese e questo l’ho fatto non per fare gare ma semplicemente perché nuotare mi faceva sentire ancora parte di qualcosa, desideravo assaporare ancora quella condizione che l’acqua mi dava ovvero l’ascoltarmi, il sentirmi, l’esserci…e nuotare. Sai a volte, nella vita le cose non vanno secondo i propri piani e se il nostro percorso prende direzioni imprevedibili e diverse da come le immaginavamo noi, bisogna ritrovare il nostro equilibrio e continuare, anche con più determinazione. Per me esisteva, prima dell’incidente, solo il nuoto e mi dedicavo solo a quello come atleta e il rientrare in acqua, poi, mi ha sbattuto in faccia la realtà della mia condizione che sino a quel momento non l’avevo compresa appieno. Lì è stato un momento particolare perché avevo capito che sarebbe stata ancora quella la mia via ovvero in acqua, con dei tempi che richiedevano comunque attese perché dovevo sistemare alquante cosucce fisiche e psicofisiche proprio perché la mia sfida è stata quella non di arrivare ad una Olimpiade bensì di riuscire a vivere bene con me stesso prima di poter adoperarmi in qualcos’altro. Tuttavia differente è stata la sensazione che ho avuto anni dopo quando mi sono rimesso in acqua come atleta”.