È risaputo, il mondo del lavoro è estremamente competitivo e, se possibile, in Giappone lo è maggiormente. La concorrenza inizia ancor prima della fine della laurea e, proprio per avere ulteriori qualifiche, gli studenti prendono parte a concorsi e test per ottenere una posizione favoreggiata. Tuttavia, a Tokyo si sta diffondendo una frode sempre più in voga: pagare un sosia per svolgere i test, assicurandosi così un punteggio notevole. Non è andata a buon fine, però, per un cittadino cinese di 19 anni attualmente in arresto.
A Tokyo la frode dei test continua
I due soggetti coinvolti nella frode, come accennato poco prima, sono un cittadino cinese di 19 anni residente a Nakano e una donna di 37 anni domiciliata nel quartiere Shinjuku di Tokyo. Secondo quanto riportato dal Japan Times, la polizia di Tokyo ha arrestato la donna con l’accusa di aver sostenuto il Test of English for International Communication (TOEIC) spacciandosi per qualcun altro. Questo, tuttavia, non si indentifica come il primo caso. Gli inquirenti sospettano che Rui Moriyama, la donna coinvolta nell’inganno, abbia sostenuto l’esame di certificazione linguistica verso la metà di maggio dello scorso anno.
Mentre Moriyama si è avvalsa della facoltà di non rispondere, il ragazzo ha ammesso tutte le accuse. Secondo la polizia, i due comunicavano tramite un’app di messaggistica. Per la prestazione la suddetta è stata pagata 1 milione di yen (circa 5.424 euro). Pare, con tutto ciò, che Moriyama sia riuscita a ottenere un punteggio notevole: 955 su un massimo di 990 punti. Un successo diventato obiettivamente inutile.
Un fenomeno sempre più diffuso, oltre 800 persone coinvolte
La scelta dei due, in realtà, non rappresenta il primo caso di frode. L’arresto di Moriyama segna, infatti, il quarto arresto per la donna finita già in passato in custodia cautelare. È stata, infatti, già arrestata e incriminata per esami analoghi in scuole di specializzazione. Tra queste, ad esempio, figura la Toyo University in cui avrebbe svolto il test al posto di una cittadina cinese. In quell’occasione il personale universitario aveva notato un’incongruenza tra il livello di inglese della studentessa e il punteggio ottenuto al TOEIC, insospettendosi. Solo dopo la segnalazione, seguita poi da una perquisizione domiciliare, è emerso il coinvolgimento della trentasettenne in quel test, così come in altri.
Questo esempio si somma ad altri e, proprio per tale ragione, l’ente che gestisce gli esami (Institute for International Business Communications) ha ritenuto necessario avviare un’indagine sui test svolti tra maggio 2023 e luglio dello scorso anno. È emerso che almeno 803 persone sono state coinvolte in sistemi di frode proprio nello stesso periodo.
Stefania Cirillo





