Sanremo è un po’ come il Natale: lo aspetti sacco di tempo, poi passa in un baleno, e il conto alla rovescia ricomincia. Eccoci, dunque, ai titoli di coda di un’edizione un po’ sottotono, ma della quale, tuttto sommato, sentiremo la mancanza. Le pagelle della finale di Sanremo 2026 saranno un po’ meno ironiche del solito: secondo Boris siamo un “Paese di musichette, mentre fuori c’è la morte” ma, di fronte alla realtà che stiamo vivendo, c’è veramente poco da ridere. Appuntamento al prossimo anno con Stefano De Martino, sperando che, nel frattempo, il mondo torni ad essere un posto migliore.

Sanremo 2026, le pagelle della finale: veni, vidi, Da Vinci

Francesco Renga – Il meglio di me: rispetto alle altre edizioni alle quali ha partecipato, stavolta Renga non sembra subire la pressione della gara, ma potrà comunque dire a sé stesso: “Ho dato Il meglio di me”. Il vecchio saggio.

Chiello – Ti penso sempre: ingiustamente punito dalla classifica generale, Chiello si rifarà in radio, e la sua canzone diventerà una delle più gettonate per fare da sottofondo ai giovani amori. Niente, dopotutto, scioglie il cuore più di un “Ti penso sempre” ben piazzato. E poi ha schivato il proiettile Morgan, vuoi mettere?

Raf – Ora e per sempre: le sue lacrime, alla fine della performance, dimostrano quanto anche un professionista come lui, con decenni di carriera alle spalle, si emozioni su quel palco, e per questo gli vorremo bene “Ora e per sempre”. Viva la vecchia guardia.

Bambole di Pezza – Resta con me: abituati a testi decisamente più sociali ed energici da parte loro, questa settimana non siamo riusciti a far pace con questa svolta più romantica: a un accorato “Resta con me” avremmo preferito un bel “vaffa”, tanto c’è l’imbarazzo della scelta riguardo ai possibili destinatari. Tornate voi stesse.

Leo Gassmann – Naturale: quest’anno non è andata particolarmente bene, ma è “Naturale” che Leo ci riproverà in futuro: può dare ancora tanto a quel palco. Suggeriamo di tornare con Aiello, le loro voci insieme non erano affatto male. Provaci ancora, Leo.

Malika Ayane – Animali notturni: con il suo allure da pantera, Malika ha conquistato tutti gli“Animali notturni” del Festival, ovvero quelli che, in queste sere, erano ancora coscienti dopo la mezzanotte. Regina.

Tommaso Paradiso – I romantici: dietro le quinte, “I romantici” si puntano un ventilatore in faccia per calmare l’ansia. Poi, però, rilasciano tutte le sensazioni accumulate in questi giorni, si emozionano e, di conseguenza, emozionano anche il pubblico, in sala e a casa. Cuore di panna.

J-Ax – Italia Starter Pack: in questo Festival, Alessandro ha trasformato l’Ariston, orchestra inclusa, in un rodeo. Non sappiamo se il vero“Italia Starter Pack” includa i cappelli da cowboy, ma questa versione old wild west di Ax, tutto sommato, ci è piaciuta. Italiano medio 2.0.

LDA & Aka 7even – Poesie clandestine: Sanremo è finito e non abbiamo ancora capito se “Tu sei Napoli sotterranea” sia un complimento o se si debba rispondere con una cinquina. Queste “Poesie clandestine” risuoneranno a lungo tra i più giovani. Amici per la pelle.

Serena Brancale – Qui con me: Questa sera la voce si è spezzata più di una volta, ma è comprensibile. La commozione di Serena e di sua sorella valgono più della perfezione tecnica, e “Qui con me” è una lettera d’amore verso la loro madre che avrebbe meritato un posto più alto nella classifica. Emozione pura.

Patty Pravo – Opera: il vestito di velluto c’è, il carisma pure. Non serve aggiungere altro. Patty è semplicemente un’ “Opera” d’arte, nonostante la posizione bassissima in classifica. Storia della musica.

Sal Da Vinci – Per sempre sì: Vince Sal Da Vinci, e c’è dell’ironia. La sua mossa finale della sua coreografia, a metà tra la trasformazione di Sailor Moon e la coreografia di Single Ladies, è stata forse la carta vincente, che ha fatto dire all’Italia “Per sempre sì” e ha regalato a Napoli un nuovo eroe. Maradona, spostati.

Elettra Lamborghini – Voilà: Dio o chi per lui benedica la verve di Elettra, capace di svegliare anche la poltronissima, in bambola già dalle otto e mezza. “Tanto ho già capito che qua non vinco un tubo” dice lei a Carlo Conti ma, in realtà, tra festini bilaterali e ricaccioni nostalgici, ha già vinto tutto. “Voilà”, lo spettacolo è servito. The Life of a Showgirl.

Ermal Meta – Stella stellina: Ermal appartiene al cosiddetto cantautorato impegnato ma, a differenza di alcuni suoi colleghi, non ha mai paura di metterci la faccia. Mentre a poche migliaia di chilometri nuove vite vengono spezzate, lui continua a cantare la sua “Stella Stellina”, e a non farsi imbavagliare da censure o perbenismo. Libero.

Ditonellapiaga – Che fastidio!: “Che fastidio!” che Ditonellapiaga non abbia vinto il Festival. In questi giorni, Margherita non ne ha sbagliata una, dai look pazzeschi all’intonazione. Arriva sul podio, purtroppo non sul gradino più alto, ma noi incrociamo comunque le dita, sperando che, in qualche modo, sia lei a rappresentarci all’Eurovision. La vincitrice morale.

Nayt – Prima che: “Prima che” il sipario cali su questa edizione, c’è poco da dire su lui e sugli altri “giovani” in gara: sono stati tutti bravi, centrati e -diciamocelo!- interessanti di alcuni dei loro colleghi più navigati.

Arisa – Magica favola: Rosalba raggiunge meritatatamente la cinquina finale, ma si ferma al quarto posto. Ringrazia Carlo Conti per averla riportata a Sanremo, e lo ringraziamo anche noi. La sua “Magica favola” non si è conclusa con una vittoria ma questo bagno d’affetto le ha sicuramente infuso un po’ di sicurezza nei propri mezzi. Lieto fine.

Sayf – Tu mi piaci tanto: un pochino, sul finale, ci abbiamo sperato, ma niente da fare. Sayf ottiene un meritatatatissimo secondo posto. Percorso impeccabile per lui, e “Tu mi piaci tanto” ci accompagnerà per molti mesi e chissà? Magari una rinuncia di Sal potrebbe regalargli un pass per Vienna. Rivelazione dell’anno.

Levante – Sei tu: tra baci censurati (o forse no), outfit incredibili e un’intensità che forse non aveva mai mostrato appieno, dobbiamo dirlo: Claudia, se c’è qualcuno che può ritenersi assolutamente soddisfatta di questo Sanremo, quella“Sei tu”. Chapeau.

Fedez & Masini – Male necessario: la faccia dispiaciuta di Masini all’annuncio del quinto posto ci ha stretto un po’ il cuore, ma il suo dispiacere è stato il “Male necessario” per mandare avanti artisti che, bisogna essere obiettivi, meritavano di più. Quella storia del papa e del cardinale è sempre vera.

Samurai Jay – Ossessione: lo sappiamo già, la canzone di Samurai Jay diventerà un’ “Ossessione” collettiva nelle prossime settimane, che ci trascineremo fino all’estate. E va bene così. Tormentone pre-estivo.

Michele Bravi – Prima o poi: quel ventiduesimo posto fa veramente male al cuore. La strada di Michele sembra sempre essere in salita, tra molti alti e altrettanti bassi, ma siamo sicuri che, “Prima o poi”, questo artista così delicato e profondo si prenderà le sue soddisfazioni. Ti vogliamo bene, Michi.

Fulminacci – Stupida sfortuna: chiamiamolo destino, chiamiamola ingiustizia, chiamiamola“Stupida sfortuna”: Filippo resta fuori dalla cinquina finale per un soffio, ma tutti sappiamo che avrebbe dovuto esserci anche lui. Si rifarà, ne siamo sicuri. Ti vendicheremo.

Luchè – Labirinto: sembrava essersi perso nel proprio “Labirinto” senza possibilità di recupero. E invece, a sorpresa, si assicura un dodicesimo posto che perplime un po’, ma forse gli altri hanno visto in lui qualcosa che a noi è sfuggito. Mah.

Tredici Pietro – Uomo che cade: nel corso della settimana, ma anche prima, Pietro si è ingarbugliato più di una volta in qualche dichiarazione sull’essere un “figlio di”. Per ogni “Uomo che cade”, però, c’è (quasi) sempre un padre pronto a sostenerlo. Maturerà.

Mara Sattei – Le cose che non sai di me: Mara ata vivendo un periodo particolarmente felice, anche a livello personale. “Le cose che non sai di me” non è decisamente la sua canzone migliore, ma lei è talmente contenta e sognante che fa tenerezza, e basta questo. Confusa e felice.

Dargen D’Amico – AI AI: pur di fare punti al Fantasanremo , Dargen sarebbe disposto a qualunque cosa, ma, questa volta, la classifica lo “punisce” facendolo precipitare in basso, bassissimo:“AI AI”, ma anche “Ahi Ahi”. Malus, a tratti malissimo.

Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare: Nigiotti ha una voce sempre interessante, e una capacità interpretativa non indifferente. “Ogni volta che non so volare” resterà una canzone di nicchia, ma lui può essere soddisfatto di se stesso. Coerente.

Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta: la coppia d’oro di quest’edizione vive in una dimensione tutta sua, in cui non esistono competizioni, classifiche ed etichette. A loro, come hanno ripetuto per l’intera settimana, interessa “La felicità e basta”. Trovatevi qualcuno che vi guardi come Colombre guarda Maria Antonietta.

Eddie Brock – Avvoltoi: alla fine del Festival, a Eddie auguriamo di trovare la ragazza dei suoi sogni, quella che, stanca degli “Avvoltoi” di cui canta, lo farà finalmente uscire dalla friendzone. Arrivare ultimi non è mai bello ma a qualcuno, in passato, ha portato fortuna. Good luck.

Federica Checchia