L’Unione europea dal 2025 ha iniziato a ridurre le importazioni di gas dalla Russia ambendo a imporre un divieto generalizzato nel 2027. L’obiettivo, seppur graduale, aveva portato a una riduzione del 44% di esportazioni di gas da parte della Russia. Tuttavia, Putin si chiede se convenga interrompere immediatamente le forniture senza aspettare che sia l’Ue a imporre le restrizioni. Il problema è che fino all’anno scorso la Russia rappresentava ancora il secondo fornitore di gas naturale in Europa, pertanto potrebbe riscontrare difficoltà in un’interruzione repentina.

Interruzione delle esportazioni di gas russo? Putin fa affidamento ai «partner affidabili»

Il piano europeo per interrompere la dipendenza dalla Russia è attualmente definito. Secondo quanto riportato da Euronews, il 25 aprile entrerà in vigore il divieto di importazione attraverso contratti a breve termine. Il 17 giugno, invece, verranno vietate le forniture via gasdotto con contratti a breve termine. Infine, il 1° gennaio 2027 verrà introdotto il divieto totale di acquisto di GNL (Gas Naturale Liquefatto), il 30 settembre 2027 invece quello da gasdotto. Tuttavia, vi è la possibilità che l’Ue incontri difficoltà nel raggiungere in tempo l’obiettivo, annunciando un possibile slittamento delle date il 1° novembre. In questo progetto subentra la Russia, commentando il piano europeo.

Il presidente russo, in un’intervista accordata con i media statali, ha espresso quello che lui stesso ha definito «pensare ad alta voce». Putin, riferendosi all’interruzione futura, ha commentato: «Se hanno intenzione di bloccarle comunque tra un mese o due, non è meglio fermarsi ora e rivolgersi a quei Paesi che sono partner affidabili e ottenere un punto d’appoggio lì? Ma questa non è una soluzione». Un’ipotesi preoccupante, sia in termini economici che energetici, specie durante i conflitti in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz. Le certezze sulle forniture globali attualmente sono in bilico. Per questa ragione Terje Aasland, il ministro dell’Energia della Norvegia, ha invitato l’Ue a rivalutare l’intero calendario.

Nello scenario della possibile cessazione subentrano anche Ungheria e Slovacchia, due paesi che sottolineano la vulnerabilità energetica e la conseguente impossibilità ad abbandonare le materie prime russe. Durante un incontro avvenuto tra Vladimir Putin e Péter Szijjártó, il ministro degli Esteri ungherese, uno dei principali argomenti di discussione è stato il dilemma energetico. Se i due paesi confermano la dipendenza, il Cremlino li inserisce tra i «partner affidabili». Pertanto le forniture in questo caso specifico non verranno interrotte qualora rimangano «compratori affidabili».

Una cessazione adesso non sembra possibile

L’ipotesi di una cessazione anticipata non sembra possibile. L’Europa si troverebbe a gestire un vuoto che né il GNL americano né le forniture norvegesi potrebbero colmare nel breve periodo. Il rischio concreto è un aumento esponenziale dei prezzi e una conseguente impossibilità a gestire la componente energetica. Il tempo adesso sembra farsi più stringente e, come suggerito da Aasland, forse è il caso di rivalutare il calendario proposto dall’Ue.

Stefania Cirillo