Il conflitto in Medio Oriente ha reso difficoltosi tutti i passaggi che riguardano l’importazione di beni di prima necessità, dal petrolio al gas. Questo riguarda anche il settore tessile, dove il settore di produzione dell’abbigliamento cinese ha già messo le mani avanti in merito all’aumento di prezzi a causa dell’aumento del costo delle materie prime.
Abbigliamento cinese, prezzi in aumento a causa del conflitto

Questo aumento di prezzo è dovuto dal rincaro dei costi di produzione delle fibre chimiche, come poliestere e acrilico. Si tratta, infatti, di sottoprodotti del petrolio impiegati nella produzione di abbigliamento. Che, in soli 10 giorni di guerra, sono saliti di oltre il 10%. Ad affermarlo sono sette produttori di abbigliamento della Cina meridionale e orientale, intervistati da Bloomberg News. Inoltre, questi stessi fornitori di fibre aggiornano i listini una o due volte al giorno, per stare al passo con l’estrema volatilità del mercato del greggio.
Sempre Bloomberg ha intervistato due rifornitori della nota piattaforma Shein, che affermano di star cercando di negoziare con l’azienda per condividere circa la metà degli attuali rincari dei costi delle fibre chimiche sui nuovi ordini: ma non tutte le fabbriche possono negoziare. Inoltre, l’impennata dei costi di produzione rischia di estendersi a tutta la filiera dell’abbigliamento, aumentando la probabilità di nuovi rincari sui capi finiti. Per quanto riguarda i produttori invece, sono tempi ancora più duri. Infatti, la domanda globale dei consumatori è comunque fragile, senza contare che la ripresa dell’economia cinese è ancora disomogenea. Ne potrebbe risultare una compressione dei margini per le fabbriche.
Marianna Soru





