Nel suo primo messaggio al Paese, diffuso il 12 marzo 2026 tramite la televisione di Stato iraniana, la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha promesso vendetta per i martiri caduti nel conflitto in corso, ha assicurato che non fermerà la guerra e ha minacciato di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz come strumento di pressione contro i nemici (USA, Israele e alleati regionali). Il testo, articolato in sette punti programmatici, elenca i principi fermi che guideranno l’Iran: unità nazionale, priorità alla resistenza, espulsione delle forze USA dalla regione, sostegno al “fronte della resistenza” e sconfitta definitiva degli aggressori.
“Mio padre, mia madre, mia sorella, mio figlio, mia nipote e mia moglie sono stati martirizzati. Ma rimarrò paziente. Sopporterò il dolore e vendicherò il sangue dei martiri“, dice l’ayatollah, che ha atteso quattro giorni dalla sua nomina da parte dell’Assemblea degli Esperti per manifestare la sua leadership. Il messaggio, anche nelle parte più generica, è un chiaro manifesto della posizione dell’Iran: nessun compromesso, sono gli altri a doversi adattare alle condizioni di Teheran. A cominciare dagli Stati Uniti.
La guerra ha innescato un aumento vertiginoso del prezzo del petrolio e Khamenei intende sfruttare l’arma economica. “La chiusura dello Stretto di Hormuz deve rimanere uno strumento di pressione“, ha affermato l’ayatollah in uno dei punti chiave del suo intervento, lasciando intendere che l’Iran andrà avanti con la strategia di non far passare “neanche una goccia di petrolio” dal Golfo.
Con Israele e Stati Uniti nessun dialogo, il messaggio non contiene alcun tipo di apertura. Anzi. La Guida Suprema ha giurato esplicita vendetta per i “martiri”, con un riferimento esplicito al drammatico attacco alla scuola elementare ‘Shajareh Tayyebeh’ di Minab, dove un missile ha ucciso 165 persone, molte delle quali erano bambine. Khamenei lo ha definito “un crimine deliberatamente commesso dal nemico“.
I dubbi sull’assenza pubblica di Mojtaba Khamenei
Tuttavia, Mojtaba, nominato successore del padre Ali Khamenei (ucciso nei primi giorni dell’“Operation Epic Fury”/“Roaring Lion” USA-Israele), non si è mostrato né ha parlato direttamente: il messaggio è stato letto da una giornalista, accompagnata solo dalla sua foto ufficiale. Nessuna immagine o voce del leader è apparsa sullo schermo, alimentando speculazioni sulla sua salute.
L’assenza pubblica – insolita per un discorso attesissimo – ha spinto Teheran a lanciare rapidamente account social ufficiali (@Rahbarenghelab su X e Instagram) per diffondere la trascrizione e costruire il mito del nuovo leader spirituale e temporale in un Paese sotto bombardamenti e in escalation regionale.





