Oggi, 25 marzo, si celebra il Dantedì, ovvero la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. La data scelta per la ricorrenza, istituita dal Ministero della Cultura nel 2020, in vista della commemorazione per il settecentesimo anniversario della morte del poeta, non è casuale: corrisponde, infatti, al giorno dell’anno 1300 in cui egli si sarebbe perso nella “selva oscura”. Da sei anni, dunque, in tutta Italia si tengono iniziative per onorare il padre della lingua italiana, e per tenere viva la fiamma del suo sconfinato lascito letterario. L’autore, si sa, ha influenzato la cultura italiana e internazionale come pochi altri, ma il suo ascendente si estende anche ad altri campi, come la musica.

Dantedì: l’amore tragico di Paolo e Francesca nella canzone italiana

Il Sommo Poeta appare, infatti, in diversi brani della musica leggera italiana; sono molti i musicisti che, in più occasioni, hanno attinto a piene mani dalla sua opera per cantare d’amore, di odio e di tutto quello che c’è nel mezzo. Uno dei versi più gettonati è senz’altro «Amor,ch’a nullo amato amar perdona»: il Canto V dell’Inferno, che vede protagonisti Paolo e Francesca, viene citato da Jovanotti in Serenata rap, che aggiunge un «porco cane» meno aulico, ma senz’altro efficace, e da Antonello Venditti, in Ci vorrebbe un amico. Il cantautore romano omaggia lo scrittore anche nell’evergreen Notte prima degli esami; nella sera più temuta da ogni studente, infatti, la tensione è tale che «Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto».

I due sfortunati amanti, “che ’nsieme vanno” nella bufera infernale, appaiono anche nel brano di Fabrizio De André Al ballo mascherato, in compagnia dello stesso Dante. «Dante alla porta di Paolo e Francesca/ Spia chi fa meglio di lui/ Lì dietro si racconta un amore normale/
Ma lui saprà poi renderlo tanto geniale/ E il viaggio all’Inferno ora fallo da solo/ Con l’ultima invidia lasciata là sotto un lenzuolo»,
canta Faber, utilizzando quell’amore sventurato per criticare la società bacchettona e ipocrita.

Dante Alighieri nella musica internazionale

Anche Luciano Ligabue, in Siamo chi siamo, omaggia la Divina Commedia, citando il primo verso, «Nel mezzo del cammin di nostra vita», ma già qualche anno prima, in Happy Hour, cantava «Dicono che il cielo/ ti fa stare in riga/ che all’inferno si può far casino/ mentre il purgatorio te lo devi proprio infliggere». Franco Battiato chiama a rapporto il Poeta nel brano Testamento, nel quale parla di metempsicosi tirando in ballo il Canto di Ulisse e, in particolare, la massima: «Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtude e conoscenza».

Da Alighieri di Roberto Vecchioni a Tra le granite e le granate di Francesco Gabbani, il citazionismo dantesco è frequente nella musica nostrana, ma l’importanza e la levatura artistica del Sommo Poeta è tale da aver scavalcato i confini nazionali. Tanto per fare un esempio, nel disco Fistful of Metal degli Anthrax è contenuta la traccia Howling Furies, il cui incipit è «Abandon all hope for those who enter», ovvero «Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate».

Nel titolo del brano 2 + 2 = 5 (The Lukewarm) dei Radiohead, invece, troviamo un doppio significato letterario. Se la prima parte, infatti, rimanda alla società distopica di George Orwell in 1984, il sottotitolo richiama gli ignavi del Canto III. A confermarlo -e a giustificarli- sono le parole dello stesso Thom Yorke: «Gli ignavi non hanno fatto nulla di sbagliato, semplicemente non hanno fatto niente di niente. E così Dante li giudica. Pensiamo sia un ottimo modo per spiegare il concetto di 2 + 2 = 5». Un collegamento ipertestuale stratificato, nello stile della band britannica, ma che dimostra ancora una volta quanto l’opera di Dante, seppur risalente a secoli fa, sia universale e, nel bene e nel male, assolutamente contemporanea.

Federica Checchia