La marina messicana ha fatto sapere di aver attivato un’operazione di ricerca e soccorso nei Caraibi per localizzare due imbarcazioni a vela che trasportavano aiuti umanitari a Cuba. Le barche non sono arrivate a L’Avana, come da programma, e non si hanno più loro notizie. In un comunicato, ha precisato che le due navi erano partite la scorsa settimana da Isla Mujeres, nello stato messicano caraibico di Quintana Roo. Erano dirette nella capitale cubana, con a bordo nove membri dell’equipaggio di diverse nazionalità. Il loro arrivo era previsto tra il 24 e il 25 marzo, ma non le comunicazioni si sono interrotte bruscamente.

Le due barche disperse fanno parte di una più ampia rete di aiuti umanitari a favore di Cuba. Attualmente, l’isola si trova in una grave crisi energetica, a causa dei continui blackout, e in una profonda crisi economica, dopo che gli USA hanno inasprito l’embargo su petrolio e altri beni. La scorsa settimana, in Messico, alcuni volontari avevano caricato sulle imbarcazioni riso, salviette umidificate, fagioli, latte in polvere, medicinali e altri generi di prima necessità nell’ambito della “Nuestra America Convoy”, un’iniziativa non governativa volta a fornire cibo, medicinali e beni di prima necessità all’isola.

La grave crisi umanitaria ed economica di Cuba

«I capitani e gli equipaggi sono marinai esperti ed entrambe le navi sono dotate di adeguati sistemi di sicurezza e apparecchiature di segnalazione», ha dichiarato un portavoce del convoglio a Reuters. «Stiamo collaborando pienamente con le autorità. Restiamo fiduciosi nella capacità degli equipaggi di raggiungere L’Avana in sicurezza». La Marina messicana ha inoltre stabilito contatti con i centri di coordinamento del soccorso marittimo in Polonia, Francia, Cuba e Stati Uniti, nonché con i rappresentanti diplomatici dei Paesi di origine delle persone a bordo.

Di recente, il presidente Miguel Díaz-Canel ha ammesso che il suo governo sta trattando con l’amministrazione Trump. A riprova di ciò, la liberazione, in queste settimane, di ben cinquantuno prigionieri politici. Secondo i media internazionali, la prossima concessione potrebbe riguardare la possibilità per i cubani emigrati all’estero di possedere proprietà e attività commerciali sull’isola. Nel frattempo, però, la frustrazione della popolazione cubana aumenta di giorno in giorno. Secondo Cubalex, un’organizzazione che si occupa di diritti umani con sede negli Stati Uniti, solo a marzo si sarebbero tenute in tutto il Paese centotrenta proteste. Si tratta, principalmente, di cacerolazos: di sera, quando nella maggior parte dell’isola non c’è corrente elettrica, gruppi di persone manifestano il loro malcontento battendo su pentole di ferro e facendo rumore.

Federica Checchia