Il Consiglio federale della Svizzera, ha annunciato di non aver concesso nuove autorizzazioni per esportare le armi svizzere verso gli Stati Uniti. La misura è in atto dal 28 febbraio, ovvero il giorno dei primi attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran. Il comunicato è decisamente esplicito: “Alla luce dell’aggravarsi della situazione di sicurezza, le forze armate devono tornare a essere maggiormente orientate alla difesa e il contrasto alle minacce più probabili, attacchi a lungo raggio e conflitti ibridi, deve essere rafforzato”. La decisione includerebbe l’acquisto di sistemi missilistici IRIS-T SLM di fabbricazione tedesca per un miliardo di franchi svizzeri e il potenziamento della protezione contro i mini-droni per circa settanta milioni di franchi.

Gli USA sono il secondo Paese per l’importazione di armi dalla Svizzera

«Attualmente la Svizzera non è sufficientemente protetta contro le forme di minaccia più probabili», ha dichiarato il Ministro della Difesa Martin Pfister in conferenza stampa. Ha poi aggiunto che il rinnovo dei parchi veicoli è ora una priorità minore, almeno per i prossimi tre anni, rispetto alle minacce recentemente individuate come più rilevanti. «Attualmente non è possibile autorizzare esportazioni di materiale bellico verso gli Stati Uniti. Questo in virtù della loro implicazione in un conflitto armato internazionale». Il ministro fa riferimento alla legge sul materiale bellico (LMB).

Per quanto riguarda Israele e Iran, il governo svizzero ha confermato di aver bloccato le autorizzazioni di materiale bellico verso i due Paesi già da anni. Ha, inoltre, stabilito che un gruppo di esperti esamini le autorizzazioni già concesse e le esportazioni di altri beni, per verificare che siano compatibili con la neutralità della nazione. Continueranno, invece, a rispettare i contratti già firmati in precedenza con gli USA. Questi ultimi sono il secondo Paese per l’importazione di armi dalla Svizzera, secondi solo alla Germania. Nel 2025, l’amministrazione Trump ha comprato materiale bellico svizzero per l’equivalente di circa cento milioni di euro. Le scorte includevano anche pistole e fucili di SIG Sauer, in uso tra l’esercito e le forze dell’ordine.

Federica Checchia