Ha creato molto scalpore, e sta facendo discutere, la storia di Noelia Castillo, una ragazza catalana di venticinque anni che, giovedì sera, a Barcellona, ha fatto ricorso all’eutanasia. La giovane, che era paraplegica, aveva fatto richiesta per la procedura nel 2024. Lo stesso anno la Commissione di Garanzia e Valutazione della Catalogna l’aveva accettata. Secondo l’organo regionale competente, infatti, la donna era consapevole della propria scelta e «manifestava ragionevolmente la sua volontà». Un rapporto medico, inoltre, descriveva la sua situazione clinica «irrecuperabile», e sosteneva che la condizione le provocasse «grave dipendenza, dolore e sofferenza cronica e invalidante».

La famiglia, tuttavia, si era opposta attraverso una lunga serie di ricorsi giudiziari, nonostante, in Spagna, la buona morte sia stata legalizzata nel 2021. La procedura era stata sospesa a causa di un ricorso amministrativo presentato dal padre, secondo il quale la figlia non sarebbe stata in grado di prendere decisioni consapevoli. A supportarlo, era subentrata anche l’associazione cattolica Avvocati cristiani, apertamente contraria all’eutanasia. L’uomo si era rivolto anche alla Corte costituzionale spagnola, alla Corte europea dei diritti dell’uomo e al tribunale regionale della Catalogna. I suoi ricorsi, però, erano stati respinti.

L’eutanasia in Spagna: boom di richieste in pochi anni

In Spagna, l’eutanasia è legale dal 25 giugno del 2021 e, da quel giorno, fino alla fine del 2023, 686 persone hanno fatto ricorso alla pratica. A fronte di 1.515 richieste, presentate in due anni e mezzo, le procedure sono state 75 nel 2021, 288 nel 2022 e 334 nel 2023. Il caso di Noelia Castillo è stato il primo a finire in tribunale. Prima di allora, l’associazione Avvocati Cristiani aveva già assistito quattro persone che tentavano d’impedire ai loro parenti di compiere questa scelta, ma non si era mai arrivati a un processo vero e proprio.

Una delle storie che aveva maggiormente scosso l’opinione pubblica una donna di cinquantaquattro anni, affetta da sclerosi multipla. Sua madre aveva impedito di entrare in casa al personale medico che avrebbe dovuto condurla in ospedale, dove le sarebbe stata praticata l’eutanasia. La vicenda aveva avuto luogo a Santiago de Compostela, in Galizia, nel novembre del 2023. La donna aveva fatto di tutto per dimostrare -con il sostegno legale di Avvocati Cristiani- che sua figlia fosse incapace di intendere e di volere, e che non soffrisse di dolori non tollerabili. Qualche mese dopo, un giudice aveva archiviato la richiesta della madre, stabilendo che fosse ingiustificata. Due settimane dopo, però, la donna aveva volontariamente richiesto di rimandare la procedura a tempo indeterminato.

Il governo Sánchez chiede rispetto per la decisione di Noelia Castillo, ricorsa all’eutanasia

La legge spagnola consente il suicidio assistito e l’eutanasia per i pazienti affetti da malattie incurabili che provocano sofferenze reputate intollerabili e per chi ha delle patologie permanenti e invalidanti. Secondo la procedura, occorre presentare due richieste scritte e sottoporsi alla valutazione da parte di medici non coinvolti in precedenza nel caso. A concedere l’approvazione è, infine, una commissione regionale di esperti.

Da adolescente, Noelia aveva vissuto per un po’ in una comunità, a causa dei problemi di alcolismo dei suoi genitori. La ragazza aveva rivelato avere subito abusi sessuali in diverse occasioni e nel 2022, era stata vittima di uno stupro di gruppo; era stata proprio quest’ultima violenza a spingerla a tentare di togliersi la vita e, dopo essere diventata paraplegica, a chiedere l’eutanasia. La sua morte, come spesso accade in questi casi, ha riacceso il dibattito pubblico e politico.

Da una parte, infatti, il partito di estrema destra Vox ha cavalcato l’onda per definire la vicenda come un fallimento istituzionale e morale, paragonandolo a «un’esecuzione»; più moderato il Partito popolare spagnolo, che però ha parlato di «fallimento dello Stato». Di tutt’altra idea il governo socialista di Pedro Sánchez, che ha chiesto alla Spagna e al resto del mondo di rispettare «una volontà, un desiderio e un diritto» di Noelia, l’unica che, in tutto questo tumulto, avrebbe dovuto aver voce in capitolo a riguardo.

Federica Checchia