È sempre più comune leggere di ondate di calore record, soprattutto in periodi dell’anno anomali. Gli effetti del cambiamento climatico, dapprima considerati con riluttanza, oggi sono la dimostrazione che non si è mai trattato “solo” di allarmismo. Negli anni a venire è previsto un aumento della mortalità legata al caldo estremo. E chi pagherà il prezzo più alto? Le persone che vivono in paesi con un medio/basso reddito, poiché impossibilitate a difendersi adeguatamente.

La mortalità causata dal caldo colpirà maggiormente i paesi meno ricchi

Lo spiega lo studio condotto dal Climate Impact Lab dell’università di Chicago, il quale rivela che oltre il 90% delle morti premature causate dalle ondate di caldo interesserà le nazioni meno ricche. Il co-fondatore dell’organizzazione, Michael Greenstone, sottolinea una realtà estremamente triste: i paesi più colpiti dal cambiamento climatico saranno quelli che «generalmente hanno contribuito meno a causarlo». Ma, oltre a ciò, emerge una profonda disuguaglianza che non si identifica solo nelle differenze tra regioni più calde o più fresche.

Ne è un esempio il Burkina Faso, in Africa occidentale che, pur avendo un clima simile a Kuwait, in Medio Oriente, è destinato a registrare il doppio dei decessi. Pertanto, non è solo il clima: è la disparità di ricchezze. Un altro esempio, ancora più eclatante, riguarda Faisalabad, in Pakistan, in cui è prevista una mortalità 15 volte superiore rispetto alla più calda, ma ricca città di Phoenix, in Arizona. In questo scenario, decidere dove spendere i fondi influisce direttamente «su chi vive e chi muore».

I provvedimenti oggi sono necessari per la sopravvivenza futura di chi ha meno risorse

La responsabile della ricerca per il Climate Impact Lab, Tamma Carleton, afferma: «Le regioni in cui gli aumenti di mortalità sono più elevati sono anche quelle con scarse risorse, limitata capacità governativa e una debole storia nell’attrarre investimenti privati internazionali». Per questa ragione l’intero rapporto sottolinea come gli investimenti mirati nell’adattamento possono salvare vite umane. Pertanto, riuscire efficacemente nell’adattamento climatico «dipende dal sapere dove l’azione è più necessaria e quali investimenti avranno maggiore impatto», ha aggiunto Greenstone.

Attualmente il Lab sta lavorando proprio in ragione di quanto detto, affinché sia possibile scoprire dove l’adattamento sarà più necessario. Oltre a ciò, sta anche sviluppando un manuale globale da destinare a investitori, governi nazionali e locali, ma anche per le persone che dovranno affrontare il crescendo dei rischi climatici. L’operato del Climate Impact Lab è indispensabile, specie se accompagnato da politiche di mitigazione per ridurre l’emissione di gas serra. I miglioramenti non saranno immediati e, anche nell’ipotesi che vede un reale impegno a favore dell’ambiente, troppe persone sono destinate a morire a causa dell’aumento delle temperature. Fin quando non arriveranno risultati, è fondamentale proteggere la popolazione più a rischio. La “tabella di marcia” proposta dal Lab, quindi, non è solo un esercizio statistico, ma uno strumento di sopravvivenza per chi, oggi, non ha i mezzi per proteggersi dal calore.

Stefania Cirillo