Tutto è iniziato all’improvviso, come ha raccontato Stefania Sandrelli, che si è accorta del problema per caso, semplicemente controllando il proprio cedolino mensile all’inizio dell’anno e trovando 450 euro in meno.
“Ho dovuto restituire 450 euro della mia pensione, che non sono pochi. La mia avvocata, Federica Murineddu, tempo addietro mi fece avere un aumento di 150mila lire, non mi lamento, ma dall’Inps non mi hanno chiesto un cavolo, l’hanno fatto come i topi. Questo mi ha avvilito – ha detto -. Nella mia scala di valori i soldi non vengono prima, non li ho mai voluti maneggiare perché non li amo. Ero tranquilla, felice della mia pensione, mi accontentavo. A inizio anno vado a vedere e trovo 450 euro in meno. Nessuno mi ha anticipato niente, è stata un’aggressione. Mi sono messa a piangere in cucina. A me basta campare bene e non avere debiti. L’ho sempre dimostrato anche con la mia carriera, sono una persona umile, ma so quanto ho dato al cinema italiano”. E ancora: “A me basta campare bene, e non avere debiti. L’ho sempre dimostrato, anche con la mia carriera: non mi voglio lodare, sono una persona umile, ma so quanto ho dato, da quando avevo 15 anni, al cinema italiano. Alcuni mesi fa l’Inps mi manda questa lettera dove pretende 140mila euro. Cash. ‘Beh, no’, ci siamo detti con l’avvocata Murineddu, che poi si è trovata in un mare di guai, perché tutti andavano da lei. L’Inps vuole questi soldi e non si capisce perché, c’è difformità, scelte diverse a seconda dei casi: non troveranno mai il bandolo della matassa”.
All’origine di questo “inghippo” burocratico c’è una sentenza della Corte di Cassazione del 2022 che ha ribaltato le precedenti decisioni favorevoli ottenute dagli artisti nei tribunali, risolvendo a favore dell’Inps il contenzioso sul calcolo delle pensioni degli ex lavoratori dello spettacolo. L’istituto ha così iniziato a pretendere la restituzione di somme consistenti erogate negli anni passati da parte di circa duecento professionisti del settore.
Stefania Sandrelli si è fatta portavoce di questo problema, consapevole del proprio impatto mediatico e diventando la “capopopolo” di maestranze, tecnici, macchinisti e attori meno noti che rischiano letteralmente il lastrico di fronte a tali pretese.





