Lo Stretto di Hormuz, uno dei principali soggetti delle ultime settimane, potrebbe presentare ulteriori difficoltà nella possibile riapertura. La sua importanza si è ulteriormente consolidata dallo scoppio della guerra in Medio Oriente, evidenziando quanto la distribuzione del petrolio dipenda da questo passaggio. Ad oggi la navigazione è estremamente ridotta e le conseguenze continuano a riversarsi sui paesi dipendenti dai combustibili fossili. Pur essendo stato utilizzato da Teheran come asso nella manica, ora potrebbe ritorcersi contro. È emerso, infatti, che l’Iran potrebbe riscontrare ulteriori difficoltà nella riapertura dello Stretto di Hormuz a causa dell’impossibilità di individuare le mine navali piazzate dall’inizio del conflitto. A questo si aggiunge la possibilità che queste ultime vengano spostate dalle correnti marine.
L’Iran ha perso il controllo sulle mine posizionate sullo Stretto di Hormuz?
L’annuncio della chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui passa il 20% del petrolio mondiale, è stato accompagnato da un avvertimento rivolto alle navi. Come comunicato dai media iraniani, qualsiasi imbarcazione individuata sarebbe potuta essere «presa di mira». È basta questa dichiarazione a influenzare i mercati marittimi globali, portando a una conseguente impennata dei prezzi del petrolio e all’incertezza per le campagne di navigazione. Il posizionamento delle mine, così come la presenza di droni e missili iraniani, ha rafforzato il senso comune di preoccupazione. Il traffico di petroliere, così, si è drasticamente ridotto.
Ovviamente la scelta di bloccare lo Stretto di Hormuz è stato individuato dall’Iran come uno strumento vantaggioso per tener testa alle altre due potenze coinvolte nel conflitto: Stati Uniti e Israele. La seguente leva ha permesso a Teheran di esercitare pressioni sui flussi energetici globali e altresì sugli attori internazionali. Tuttavia, lo scenario adesso assume sfumature differenti. Come riporta il New York Times, alcuni funzionari statunitensi affermano che l’Iran potrebbe aver provveduto al posizionamento delle mine senza un reale criterio o progetto. Il posizionamento pare sia stato completamente causale e disorganizzato.
È impossibile avere un quadro completo
Per ora l’Iran ha cercato di fronteggiare la situazione mantenendo aperta una limitata rotta di navigazione per consentire alle navi di passare senza insorgere in altri rischi. Dopo un iniziale avvertimento da parte dei Pasdaran sulle aree minate, i media semi-ufficiali hanno pubblicato delle mappe che mostrano delle aree più sicure. In questo scenario, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha direttamente collegato il cessato il fuoco con la riapertura «completa, immediata e sicura» dello Stretto.
Nonostante ciò, le difficoltà riscontrate sono numerose. Lo stesso NYT evidenzia la complessità di gestire la bonifica di una coì ampia e turbolenta via d’acqua, malgrado possibili strumenti all’avanguardia. A questo si somma l’opportunità dell’Iran di poter posizionare ulteriori mine o condurre attacchi. Pertanto, né Stati Uniti né l’Iran hanno davanti un reale quadro del posizionamento delle mine o di quante ve ne siano.
Stefania Cirillo




