Si è spento, a soli cinquantanove anni, Alex Zanardi; avrebbe compiuto sessant’anni il prossimo 23 ottobre. A darne la notizia sono state la sua famiglia e Obiettivo 3, l’associazione benefica degli atleti disabili, ideata proprio da lui. Non si conosce ancora la causa del decesso. Dal 2020, tuttavia, le sue condizioni di salute erano sempre rimaste riservate, a seguito del terribile incidente in handbike.

Questa la nota pubblicata dai suoi cari: “È con profondo dolore che la famiglia comunica la scomparsa di Alessandro Zanardi, avvenuta improvvisamente nella serata di ieri, 1 maggio. Alex si è spento serenamente, circondato dall’affetto dei suoi cari. La famiglia ringrazia di cuore tutti coloro che in queste ore stanno manifestando vicinanza e chiede il rispetto del proprio dolore e della privacy in questo momento di lutto. Le informazioni relative alle esequie saranno comunicate successivamente”.

Chi era Alex Zanardi

Nato a Bologna, si era rivelato un talento precoce sui kart, arrivando in breve tempo in Formula 3000. Aveva debuttato in Formula 1 nel 1991, in Jordan, per poi passare in Minardi e in Lotus, fino alla Williams, nel 1999. Nel 2001, Alex Tagliani se lo era ritrovato davanti e lo aveva colpito a oltre 300 km/h. A seguito dell’incidente, a Zanardi erano state amputate entrambe le gambe. Lui, però, non si era mai arreso e, dopo essersi sottoposto a quindici operazioni, era tornato in pista con due nuove protesi e una incredibile dose di autoironia che gli aveva permesso di superare tutto il dolore e le difficoltà. Incontrando Tagliani, tormentato dai sensi di colpa, lo aveva rassicurato, scherzando: «Sai qual è il vantaggio delle mie nuove gambe? Sono più alto».

Dopo il ritorno in F1, aveva scelto di dedicarsi anche ad altre discipline sportive e, ai Giochi Paralimpici di Londra, nel 2012, aveva conquistato due ori e un argento con l’handbike. Quattro anni dopo, aveva ottenuto altri due titoli e un secondo posto, dopo essersi imposto nei campionati iridati di tutto il mondo. Nel frattempo, aveva continuato a contribuire alla ricerca di materiali per protesi e carrozzine, a organizzare gare e maratone benefiche, per aiutare tantissimi disabili a praticare sport.

Il 19 giugno del 2020, sulle colline sopra Pienza, nel senese, un nuovo incidente aveva fatto crollare tutto: nel violento urto contro un camion, aveva riportato traumi multipli e fratture alla faccia. Dopo un mese in coma e altre operazioni, nonostante il quadro clinico complicatissimo, ce l’aveva fatta ancora una volta e, un anno dopo, era tornato a casa, dalla sua famiglia.

Federica Checchia