Già prima di conoscere Ambra Orfei, Gabriele Piemonti era un volto noto, un vero rivoluzionario della vita notturna italiana, che ha trasformato la Riviera Romagnola nel palcoscenico di un sogno collettivo. Imprenditore e visionario, ha saputo leggere e anticipare le tendenze del clubbing internazionale, legando il suo nome e il suo intuito a templi del divertimento come il Cocoricò e il Prince di Riccione negli anni del loro massimo splendore.

È proprio nell’ambito dell’organizzazione di un evento che è avvenuto il primo incontro con Ambra Orfei, proprietaria di un’agenzia di artisti circensi: “Mi chiama perché voleva organizzare una serata a tema animali strani, voleva dipingere gli artisti da animali e installare una grande gabbia (…). Ero reduce da una storia mia personale abbastanza particolare, stavo lontano da tutti gli uomini che mi capitavano, però lui mi sembrava una persona molto attenta al lavoro, molto inquadrata. Non mi dava l’idea di essere ‘abbordata’”.

“Accettai questa collaborazione. Involontariamente penso di essermi innamorata di lui mentre lavoravamo. All’inizio lo detestavo come spesso accade nelle storie d’amore perché mi aveva trattato in un modo…“, ha aggiunto. E in effetti i primi tempi non sono stati proprio idilliaci: dapprima una brutta risposta al lavoro, poi la clamorosa buca che le ha dato a un appuntamento. Un passo per volta, qualcosa è cambiato e cresciuto nel cuore di due persone che da quel momento non si sono più lasciate e hanno vissuto una splendida storia d’amore per vent’anni.

La morte improvvisa del marito di Ambra Orfei

“Mio marito è morto il giorno di Natale per un infarto”. Ambra Orfei ospite a Verissimo ha parlato per la prima volta del dolore per la scomparsa del marito Gabriele Piemonti, avvenuta il 25 dicembre 2022.  

“Un minuto prima parlava con me – ha raccontato – e un minuto dopo diceva di avere la nausea, poi giramenti di testa e di chiamare un’ambulanza”. La prima persona a soccorrere il marito è stata la stessa Ambra: “Penso di aver fatto tutto quello che ho potuto: dal massaggio cardiaco alla respirazione bocca a bocca. Sono stati i 20 minuti più terribili della mia vita”.  

Orfei ha raccontato che l’ambulanza è arrivata solo dopo mezz’ora: “Ho dovuto insistere per farmi mandare l’ambulanza, mi dicevano: ‘Ma è Natale. Ho dovuto dire a un certo punto: ‘Cosa devo dirvi per farvi venire qua? Che mio marito sta morendo?’ Poi hanno iniziato a darmi indicazioni su come fare il massaggio cardiaco e su come fare la respirazione bocca a bocca”.  

Un incubo che ancora oggi Orfei ricorda con sofferenza: “Quando è arrivata l’ambulanza, l’hanno portato via. Il giorno dopo mi hanno detto che aveva superato la notte, ma che aveva l’elettroencefalogramma piatto e che quindi dopo otto ore avrebbero dovuto staccare le macchine. È stato come perderlo due volte”.