La 78ª edizione del Met Gala 2026 non è cominciata nel migliore dei modi: New York si è svegliata tappezzata di manifesti. Attaccati ai muri, alle fermate degli autobus, ovunque. Alcuni raffiguravano Jeff Bezos come un agente dell’ICE—la polizia federale per il controllo dell’immigrazione—puntando il dito contro i contratti tra Amazon e il governo americano. Altri erano ancora più diretti: “Boicottate il Met Gala di Bezos”.

E così, mentre dentro il Metropolitan Museum of Art prendeva forma uno degli eventi più blindati e desiderati dell’anno, fuori si è costruita una narrativa completamente diversa. Il Met Gala 2026—raccolta fondi annuale per il Costume Institute, orchestrata da Anna Wintour insieme a co-chair come Beyoncé, Nicole Kidman e Venus Williams—resta un club esclusivo: fino a 100mila dollari per un singolo invito, almeno 350mila per un tavolo. Ma secondo i rumors, quest’anno alcuni posti sarebbero stati “strategicamente” ridistribuiti, tra necessità di visibilità e gestione delle polemiche. Molti dei grandi nomi hanno boicottato: Meryl Streep ha detto no, la nostra icona Zendaya ha detto no, Zorhan Mamdani ha detto no. E mentre la protesta provava a infiltrarsi nel sistema, il red carpet faceva quello che sa fare meglio: trasformare tutto in immagine.

Con il dress code “Fashion is Art”, la moda è arte, ma diciamocelo il tema poteva essere tutto, come poteva essere niente. Eppure, nonostante le difficoltà, ci siamo riusciti.

Met Gala 2026, Nicole Kidman: il rosso Moulin Rouge degno di Satine

Se c’è un look che ci ha rubato il cuore è il suo. Una colonna di paillettes scarlatte firmata Chanel, custom di Matthieu Blazy. Lo styling è affidato a Jason Bolden, e il risultato è una silhouette a vita bassa, interamente ricoperta di paillettes rosso profondo con inserti di piume: un abito che si muove tra romanticismo e controllo, tra sensualità e rigore. Il colore non è solo estetico: è dichiarazione. Un riferimento diretto all’idea di amore, ma anche alla teatralità di New York, città ospitante della serata.

Al suo fianco, per un momento che ha immediatamente catturato l’attenzione dei fotografi, la figlia Sunday Rose Kidman Urban debutta sul red carpet in un look Dior rosa confetto, creando un dialogo visivo generazionale che aggiunge una dimensione quasi narrativa alla loro presenza. Gli accessori sono un esercizio di archivio e precisione: un orologio Omega “Manhattan” del 1982 in oro e diamanti, un pezzo che trasforma il tempo in ornamento. Il beauty segue la stessa logica di controllo emotivo. Il make-up è firmato da Gucci Westman, mentre l’hairstyling è curato da Adir Abergel.

Anna Wintour: coerenza come forma d’arte

La vera domanda non è cosa indossa, ma perché funziona sempre. Ancora Chanel, ancora una volta impeccabile. L’abito è accompagnato da una mantella di piume color acqua marina che introduce una dimensione quasi eterea, teatrale al punto giusto. Rimane pur sempre la Musa.

Emma Chamberlain: Gen Z, ma con metodo

Arriva presto, come sempre. E già questo è un manifesto. Il suo abito custom Mugler è uno dei pochi veri tentativi di tradurre “Fashion Art” in qualcosa di letterale ma non didascalico: un vestito dipinto a mano che richiama elementi naturali, tra organico e surreale. Diciamocelo, pensato anche per essere visto su TikTok, non solo sui gradini del Met, ispirato alla celebre Notte Stellata di Van Gogh.

Charli XCX e il suo punk romantico in Saint Laurent

Charli XCX arriva sui gradini del Metropolitan Museum of Art in Saint Laurent, e per una volta il riferimento non è solo estetico, ma quasi accademico. L’abito, disegnato da Anthony Vaccarello, è costruito in seta, tulle e resina, con un motivo di iris tridimensionale che attraversa il busto come un’opera applicata al corpo.

Il rimando è diretto: la collezione Primavera-Estate 1988 di Yves Saint Laurent, a sua volta omaggio agli iris di Vincent van Gogh. Ma invece di limitarsi alla citazione, il look la traduce in qualcosa di contemporaneo—più scuro, più “punk”, meno decorativo.

Anche il beauty segue la stessa logica. Trucco firmato Ana Takahashi per YSL Beauty: texture traslucide, quasi liquide, pensate per riflettere la resina dell’abito. Niente grafismi, niente eccessi—solo un effetto “vissuto”, volutamente imperfetto. I capelli, raccolti in un updo alto e pulito dallo hairstylist Matt Benns, aggiungono una tensione supermodel anni ’90 che bilancia il romanticismo del fiore.

Zoë Kravitz e il suo bridal instinct very rock

Alla sua undicesima apparizione al Met Gala, Zoë Kravitz sceglie ancora una volta Saint Laurent by Anthony Vaccarello—una relazione estetica ormai consolidata—e la trasforma in qualcosa di più personale che mai.

Il look è costruito su un abito in pizzo guipure nero, tinto e portato senza fodera, con vita a basque che scolpisce la silhouette in modo quasi architettonico. È una delle declinazioni più influenti della bridal couture 2026. Ed è sensuale, strutturata, volutamente imperfetta. Ai piedi, le slingback Romy in nero, mentre i gioielli arrivano da Jessica McCormack. E al centro di tutto, inevitabilmente, l’anello di fidanzamento firmato Harry Styles, che trasforma il look in una dichiarazione pubblica tanto quanto estetica.

Il beauty, gorg as always, pelle lavorata con SK-II e L’Oréal Paris, make-up firmato dalla sua storica truccatrice Nina Park, con il suo signature blurred lip reinterpretato in chiave ancora più romantica e vissuta. I capelli, raccolti in un updo morbido con ciocche lasciate libere—quasi “wuthering heights mood”—aggiungono una nota narrativa che rompe la rigidità del look.

Ashley Graham: quando il volume non basta

Custom Di Petsa, scarpe Gianvito Rossi. Sulla carta, tutto giusto. Nella pratica, meno. Il corpetto in rete beige e il tulle voluminoso sembrano promettere una costruzione scultorea che però non arriva mai davvero a compimento. È uno di quei look che si fermano a metà: né minimal, né statement.

“Fashion Art” ha funzionato perché è stato interpretato in modo emotivo, non accademico.