In Giappone discutere delle armi nucleari rappresenta ancora ad oggi un argomento estremamente delicato e al tempo stesso controverso. Ciononostante il ministro della Difesa, Shinjirō Koizumi, è stato chiaro: «Sebbene si tratti di un tema difficile da discutere per il Giappone, un argomento che non possiamo evitare sono le armi nucleari». La sua affermazione, pronunciata durante un programma di notizie online, giunge mentre il governo valuta i possibili aggiornamenti in materia di sicurezza del Paese.

Koizumi preme sulle armi nucleari, ma il popolo nipponico ricorda ancora quanto accaduto 80 anni fa

Sulla base dei “tre principi non nucleari” del Giappone, formulati nel 1976, il Paese si è impegnato a evitare qualsiasi legame con gli armamenti nucleari. Dall’attacco subito delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, ormai più di 80 anni fa, la terra del Sol Levante continua a conservare una forte sensibilità sull’argomento. A riprova di ciò, gli alti funzionari governativi hanno tradizionalmente evitato qualsiasi dichiarazione pubblica su questioni analoghe. Il 75% della popolazione, secondo un sondaggio condotto ad aprile dal quotidiano Asahi Shimbun, ritiene necessario che i principi debbano essere mantenuti. Le polemiche sorte a dicembre, quando un funzionario governativo ha espresso l’opinione secondo cui il Giappone dovrebbe dotarsi di armi nucleari, confermano il pensiero pressoché collettivo.

Il dibattito, seppur non apertamente, rimane in sospeso. A intensificare i dubbi, infatti, figura la scelta della prima ministra Sanae Takaichi, la quale ha eluso una domanda circa il suo impegno a mantenere nell’interessa i principi di cui sopra. Il fatto che l’argomento sia attualmente così pressante è legato all’attuale situazione geopolitica. Lo stesso Koizumi ha affermato che l’invasione in Ucraina da parte della Russia ha spinto la Francia a potenziare le proprie capacità nucleari. Anche la Finlandia, ad esempio, ha approvato il dispiegamento di armi nucleari sul proprio territorio. Questi cambiamenti ritenuti drammatici «vengono portati avanti partendo dal serio presupposto di una potenziale emergenza». «Considerando questo, credo che dobbiamo compiere sforzi ancora maggiori per spiegare che l’ambiente di sicurezza in cui si trova il Giappone richiede di approcciare ogni politica con un forte senso di crisi, discutendole e facendole progredire senza alcun tabù», ha aggiunto.

«L’Ucraina di oggi potrebbe essere l’Asia orientale di domani»

Il ministro della Difesa ha voluto rimarcare la necessità di una svolta sul fronte della sicurezza, poiché «l’Ucraina di oggi potrebbe essere l’Asia orientale di domani». Molti, però, ritengono che un paragone simile sia volto a evidenziare un ipotetico intervento causato dall’invasione cinese della Taiwan democratica. Anche Takaichi ritiene che la politica di difesa giapponese debba essere rivista, soprattutto a causa di un «ambiente di sicurezza regionale sempre più teso». È possibile, quindi, che il Paese continui a non produrre armi nucleari. Meno probabile, però, l’idea che gli armamenti non vengano neanche introdotti sul territorio. «L’idea di proteggere ciò che abbiamo avuto fino ad ora sembra avere la precedenza sul proteggere davvero il Giappone», ha affermato Koizumi. Anche se la sua posizione in merito non è già delineata, figura l’intenzione di mettere mano a quei principi che, ancora oggi, vengono protetti con urgenza.

Stefania Cirillo