Il numero di parlamentari laburisti che chiedono le dimissioni di Sir Keir Starmer ha raggiunto quota 72. Nell’elenco degli assistenti ministeriali che si sono dimessi lunedì figurava Joe Morris, segretario parlamentare privato (PPS) del ministro della Salute Wes Streeting, potenziale candidato alla leadership. Anche Melanie Ward, segretaria personale del vice primo ministro David Lammy, Naushabah Khan, segretaria personale del ministro dell’Ufficio di Gabinetto Darren Jones, e Tom Rutland, segretario personale del ministro dell’Ambiente Emma Reynolds, si sono dimessi. Altri due si sono uniti all’appello affinché Sir Keir stabilisca un calendario per le sue dimissioni: Gordon McKee, segretario privato del Ministro delle Pensioni Pat McFadden, e Sally Jameson, segretario privato del Ministro degli Interni Shabana Mahmood.
La pressione su Sir Keir Starmer è aumentata dopo che il Partito Laburista ha perso quasi 1.500 consiglieri alle elezioni locali in tutta l’Inghilterra, con un’impennata di consensi per Reform UK e con i Verdi che hanno eroso il sostegno laburista a Londra e in altre aree urbane.
Il partito è stato inoltre estromesso dal potere in Galles, dove aveva goduto di un dominio politico per un secolo, e ha ottenuto solo 17 dei 129 seggi del Parlamento scozzese, il suo peggior risultato di sempre alle elezioni di Holyrood. Rutland, deputato per East Worthing e Shoreham, ha dichiarato: “Mi è chiaro che il primo ministro ha perso autorità non solo all’interno del gruppo parlamentare laburista, ma in tutto il Paese, e che non sarà in grado di riconquistarla”.
Starmer ha ammesso di aver fatto “errori” e ha riconosciuto che parte dell’elettorato britannico “è frustrato”, anche personalmente nei suoi confronti. Ha tuttavia insistito di essere “dalla parte della working class”, rivendicando di avere un piano per “il cambiamento” ma di volere accelerare su temi come “economia, Europa e difesa”. “Non viviamo in tempi ordinari” ha ricordato il primo ministro, assicurando di voler fare del Regno Unito un Paese “più forte e più giusto”.
“Questo governo laburista sarà definito dalla ricostruzione del nostro rapporto con l’Europa e dal riportare la Gran Bretagna al cuore dell’Europa, per essere più forti sull’economia, più forti sul commercio, più forti sulla difesa, su tutto” ha ricordato infatti il premier, sottolineando che la Brexit “ha reso il Regno Unito più povero e più debole”, definendo il leader di Reform Uk, Nigel Farage, promotore del referendum di dieci anni fa “un opportunista”. Starmer ha quindi promesso di allargare il programma di scambio degli studenti con l’Ue.





