Il presidente della Cechia Petr Pavel ha esortato la NATO a «mostrare i denti» in risposta alle ripetute provocazioni della Russia sul fianco orientale dell’alleanza. Ha in seguito suggerito una serie di opzioni, tra cui il blocco di internet, l’esclusione delle banche ceche dai sistemi finanziari globali e l’abbattimento di aerei che violano lo spazio aereo alleato. Parlando con il Guardian a Praga, ha inoltre chiesto risposte «sufficientemente decise, potenzialmente anche asimmetriche» per contrastare il comportamento di Mosca. Generale in pensione ed ex presidente del comitato militare della NATO, vanta un’esperienza nel settore della difesa rara tra i leader europei. Gli anni dedicati al Consiglio NATO-Russia, attualmente sospeso, lo hanno reso una voce autorevole sul futuro dell’alleanza e sulle minacce che essa deve affrontare.
Il presidente ha espresso frustrazione per «la mancanza di determinazione da parte degli Stati Uniti nel continuare a fare pressione sulla Russia», evitando però critiche dirette a Donald Trump. Di recente, aveva dichiarato ai media cechi: «Trump ha fatto di più per minare la credibilità della NATO nelle ultime settimane di quanto Vladimir Putin sia riuscito a fare in molti anni». Interrogato dalla testata britannica a riguardo, ha però liquidato le domande, dicendo di non ritenere che «alcuna critica diretta agli USA possa essere d’aiuto in questo momento».
L’appello alla NATO di Petr Pavel e il precedente della Crimea
Si è invece concentrato sulla necessità di spingere i membri della NATO ad adottare una linea dura nei confronti della Russia. Dopo l’annessione illegale della Crimea all’Ucraina nel 2014, ha affermato che Mosca ha imparato come funziona la NATO e «ha sviluppato uno stile di comportamento che si avvicina alla soglia dell’articolo 5, pur mantenendosi sempre leggermente al di sotto di tale livello». Pavel ha rivelato che i vertici militari russi a volte ridevano della paralisi decisionale dell’alleanza. «Quando ho chiesto loro perché compissero queste azioni provocatorie in aria, incontri ravvicinati o sorvoli su navi da guerra nel Mar Nero o nel Mar Baltico, la loro risposta è stata “perché possiamo”. È esattamente il tipo di comportamento che abbiamo permesso», ha raccontato.
«Dopo l’annessione della Crimea, abbiamo discusso più volte della potenziale continuazione dell’aggressione. La mia più grande paura non era un’aggressione militare aperta contro un Paese NATO, bensì una provocazione al di sotto della soglia dell’articolo 5», ha affermato. Se alcuni leader europei «preferiscono sempre una soluzione diplomatica, anche se i russi non mostrano alcuna volontà in tal senso», la NATO rischia di essere divisa e incapace di agire, ha aggiunto. «La Russia, purtroppo, non comprende le belle parole. Comprende soprattutto il linguaggio del potere, idealmente accompagnato dai fatti. Se le violazioni dello spazio aereo NATO dovessero continuare, saremmo costretti a prendere la decisione di abbattere un velivolo, con o senza pilota».
Le possibili misure contro la Russia
Pavel sostiene che l’alleanza dovrebbe anche prendere in considerazione misure “asimmetriche” «che non uccidano persone, ma siano sufficientemente delicate da far capire alla Russia che questa non è la strada giusta da seguire». «Ad esempio, disattivare internet o i satelliti – avete visto la differenza che ha fatto Starlink sul campo di battaglia – o escludere le banche russe dal sistema finanziario». Facendo eco ai recenti avvertimenti del primo ministro polacco Donald Tusk, ha ribadito che «se non reagiamo alle violazioni che subiamo oggi, la Russia probabilmente intensificherà le sue azioni».
«Nella loro dottrina è prevista la clausola “escalation per de-escalation”. Credo che, qualunque cosa noi permetteremo, loro cercheranno di spingersi sempre oltre», ha affermato. L’UE ha parlato per anni della flotta ombra russa, ma quando finalmente è intervenuta, «improvvisamente l’intera flotta è stata riorientata verso altre regioni».
Petr Pavel esorta la NATO a risolvere il conflitto in Ucraina
Ha poi insistito sulla necessità per l’Ucraina di «maggiore pressione e determinazione da parte degli USA». Per lui, i negoziatori statunitensi, Steve Witkoff e Jared Kushner, dovrebbero probabilmente essere più duri con la Russia e subordinare l’allentamento delle sanzioni a un potenziale accordo di pace. Ha inoltre criticato l’incapacità dell’Europa di definire la propria politica nei confronti della Russia e di delineare un possibile assetto di sicurezza postbellico. «Invece, aspettiamo ciò che arriva da Washington», ha spiegato. «E persino gli USA potrebbero essere più contenti se l’Europa fosse più attiva. Se non presentiamo le nostre proposte, sembreremo deboli o disorientati».
Secondo il presidente, il momento migliore per fare più pressione sulla Russia sarebbe stato l’anno scorso, quando Mosca si trovava in difficoltà economiche e militari. La guerra tra USA e Israele contro l’Iran ha invece favorito il Cremlino, aumentando le sue entrate petrolifere. Il governo di Putin rimane comunque in una posizione difficile e l’Europa e gli Stati Uniti dovrebbero fare “un ultimo sforzo” sulle sanzioni per costringerla al tavolo delle trattative: «Se volete eliminare le sanzioni, come desiderano. Se volete avviare un dibattito sulla sicurezza europea, come avete indicato più volte, siamo pronti. Ma la condizione è chiara. Cessate il fuoco e negoziati di pace in Ucraina».
Federica Checchia





