Obsession è l’horror che resterà nella mente di tutti. In realtà, la definizione di horror è parziale perché il film si divide tra questo genere e il thriller. Scritto, diretto e montato da Curry Barker, la pellicola con un budget di 750mila dollari adesso è la prima al box office con un incasso di 80 milioni di dollari globalmente. E il motivo è chiaro: trama semplice ma non scontata, interpretazioni eccellenti e un simbolismo che colpisce il pubblico. Un mix di elementi ossessivi.

Semplice, ma non banale

Obsession parla di un giovane ragazzo americano, Barron Bailey, detto Bear – interpretato da Michael Johnston, timido ed impacciato, che lavora in un negozio che vende musica e dischi. Le sue giornate, tuttavia, sono scandite dall’amore che prova verso Nikki Freeman – a cui da il volto Inde Navarrette, amica e confidente di Bear. Ai due protagonisti si uniscono Ian e Sarah: il primo è il migliore amico del protagonista e suo collega, lei è la figlia del datore di lavoro dei tre. Quando Bear decide di comprare un regalo per la sua Nikki, si imbatte in un negozio misterioso che vende amuleti, pietre magiche e una sorta di legnetto della fortuna che permette di esaudire ogni desiderio. Di fronte a quella che sembra essere una burla, Bear esprime il suo desiderio: “Voglio che Nikki mi ami più di ogni altra cosa”.

Un sogno che si realizza

Con sua grande sorpresa ciò che lui si auspica si realizza e la giovane non solo si innamora follemente di lui, ma viene consumata da questo amore simbiotico, folle e passionale. Ogni suo gesto, atteggiamento e parola viene giustificato dal fatto di provare un forte sentimento. Anzi, di fronte all’incredulità di Bear di avere tutta per sé la giovane di cui è innamorato – che però ha dei comportamenti alquanto bizzarri, rasenti il tossico e il pericoloso – Nikki reagisce con forte aggressività sia fisica che verbale, come se fosse stata stregata. A nulla servono i tentativi di Bear di spezzare o invertire il suo desiderio, l’amore di Nikki è sempre più malato, soffocante e invasivo. Anche Ian e Sarah, i due amici della coppia, più volte mettono in guardia il protagonista dalla stranezza di Nikki, ma ciò peggiora solo le cose. Alla fine, l’happy ending è a metà: se da una parte lo spettatore tira un sospiro di sollievo, dall’altra resta con lo stomaco sottosopra, non solo per il cinema gore che visiona, ma anche perché è portato a riflettere.

L'emozione della paura e dell'horror.

Interpretazioni magistrali, c’è una nuova star a Hollywood

Il cast della pellicola spacca. Nikki e Bear, interpretati da Inde Navarrette e Michael Johnston, sono due protagonisti eccezionali. I loro personaggi si compensano e diventano l’uno lo specchio dell’altra: lei, prima dell’”incantesimo”, divertente, estroversa, si cura di sé; lui impacciato, timido e introverso. Due facce della stessa medaglia che si intrecciano in una serie di atmosfere cupe, in dialoghi a volte poco sensati e in espressioni del viso intensissime. L’amore di Nikki è sul volto pieno di sangue della Navarrette e travolge chi lo guarda; la codardia di Bear è nella sua espressione terrorizzata, anche nel momento finale dove uno si aspetta un atto più coraggioso da parte sua. Ma chi sono questi due attori? Lui è Michael Johnston. Ma la vera star del film è Inde Navarrette, classe 2001, nata in Arizona. La giovane si approccia al mondo dello spettacolo nel 2020 con il film Wander Darkly e raggiungendo subito la notorietà con la serie di successo 13 Reasons Why (Tredici), e fin da piccola si capisce quanto sia talentuosa. Quella di “Freaky Nikki” è chiaramente la sua interpretazione migliore fino ad ora e, per un genere come quello horror che vive di tanti cliché e interpretazioni a volte forzate e tirate, questo è un grande passo in avanti.

Stare ben attenti a ciò che si desidera

Il film nasconde un simbolismo importante riguardo ai rapporti di coppia: possono scadere nella tossicità, essere invasivi e abusanti a livello fisico e psicologico, e non è perché sia una donna nei panni di un demone carnefice che faccia meno paura, anzi, colpisce proprio allo stesso modo. Desiderare qualcuno così ardentemente è parte dell’esperienza umana, ma quando non si hanno gli strumenti per gestire questa passione o questa intensità tutto viene rovinato.

Un horror per i nuovi romantici

Alla fine Obsession potrebbe essere anche questo: un horror-thriller per romantici. La scena finale, dove Nikki e Bear si guardano negli occhi e si sorridono dopo una serie di vicissitudini segnanti, ha un che di romantico che fa sorridere e provare repulsione allo stesso momento. Nikki è l’emblema della follia, ma è stato Bear a renderla così, forzando la sua volontà. È una chiara allegoria delle dinamiche di possesso, del controllo coercitivo e della prevaricazione su cui, troppo spesso, si incentrano i rapporti umani malati. L’attualità ci ricorda costantemente quanto questa degenerazione del romanticismo sia una piaga drammatica, riportandoci alla cruda realtà dei femminicidi e della violenza di genere, dove la cultura del possesso maschera l’abuso sotto forma di “amore”.

Specchio del mondo di oggi

I nostri media riportano notizie simili ogni giorno, raccontando di donne vittime che cadono preda di comportamenti manipolatori, abusanti e autodistruttivi. Curry Barker è un uomo calato nel mondo di oggi e usa uno strumento come il cinema per far passare un messaggio sociale potente e incisivo. Il successo del film a livello globale ne è la prova. Usare l’arte como denuncia e come elemento di riflessione sulle derive tossiche non è strano né significa essere sovversivi, come tanti esponenti della politica americana (ma non solo) vorrebbero far credere. Significa, semplicemente, aiutare a trasformare il mondo.

Layla Perroni