Gli appassionati del ciclo arturiano hanno di che gioire: un manoscritto medievale, raffigurante Re Artù, verrà messo all’asta. In una delle illustrazioni, dipinta su pergamena e decorata con foglia d’oro, mostra il Mago Merlino come un potente mutaforma, trasformatosi in un cervo parlante. In un’altra, i Cavalieri della Tavola Rotonda sono mostrati di ritorno vittoriosi dalla battaglia.
Le illustrazioni compaiono in uno dei più antichi manoscritti che narrano la storia di Re Artù e della ricerca del Santo Graal: Il tomo, riccamente miniato è rimasto in mani private per oltre settecento anni. Ora, però, le istituzioni avranno l’opportunità di acquistare l’opera, mai esposta pubblicamente né studiata in modo esaustivo, dopo che Christie’s la metterà in vendita, il prossimo luglio, per una cifra stimata tra 1,5 e 2 milioni di sterline.
La storia del Manoscritto Lebaudy
Risalente al periodo tra il 1290 e il 1310 circa, il manoscritto contiene testi del ciclo francese antico di Lancillotto e del Graal e ben centoventisei illustrazioni in miniatura, tra cui una rara raffigurazione di Merlino sotto forma di cervo. Solo tre volumi di questo tipo sono noti per essere conservati in collezioni private, come ha affermato il dottor Eugenio Donadoni, direttore del dipartimento di manoscritti medievali e rinascimentali di Christie’s: «Il nostro è il più antico dei tre e il più riccamente illustrato. Il suo testo è unico. Molte delle miniature sono in oro brunito, create con foglia d’oro, che veniva lucidata in modo molto energico per farla brillare».
Conosciuto come Manoscritto Lebaudy, dal nome dell’industriale francese Jean Lebaudy, che lo raccolse nel XX secolo, si ritiene sia la più antica copia del ciclo di Lancillotto e del Graal mai apparsa all’asta. Si ritiene che la realizzazione risalga alla fine del XIII secolo dal Maestro dell’Apocalisse di Liegi, un artista e miniatore anonimo ma dal tratto distintivo, che prende il nome dal manoscritto religioso apocalittico per cui è più noto. «Era evidentemente molto ricercato, perché i manoscritti che produceva erano molto ricchi e la loro realizzazione doveva essere molto costosa», ha spiegato Donadoni. «Ha uno stile molto caratteristico, con questi volti maschili dalla mascella squadrata e graziosi puntini rossi sulle guance dei suoi personaggi».
Il fascino della storia di Re Artù
Tra i precedenti proprietari del manoscritto si annoverano un cavaliere del XV secolo, un giostratore morto giovane e l’appassionato medievalista e bibliofilo Sir Thomas Phillipps. Per la dottoressa Irene Fabry-Tehranchi, specializzata in testi francesi presso la Biblioteca dell’Università di Cambridge, è “incredibile” pensare che il manoscritto Labaudy sia in vendita e possa entrare per la prima volta in possesso pubblico. «È davvero emozionante. Questa proprietà privata di un manoscritto medievale così importante rappresenta una vera sfida per gli studiosi. Purtroppo, impedisce ulteriori ricerche».
Gli studiosi non sono stati in grado di studiare a fondo l’intero manoscritto e le sue illustrazioni perché, comprensibilmente, è stato oggetto di desiderio per i super ricchi. «È un manoscritto splendidamente miniato, che contiene meravigliose storie arturiane raffigurate in miniature squisite. Originariamente, fu realizzato per committenti aristocratici, probabilmente donne appassionate delle storie arturiane», ha affermato Fabry-Tehranchi.
Ora, però, fa parte del “patrimonio mondiale”, e la dottoressa spera che, sette secoli dopo, si possa interrompere questo schema di proprietà. «Spero che alla fine diventi disponibile in una collezione pubblica. Il problema, naturalmente, è che oggigiorno le biblioteche e le istituzioni per la tutela del patrimonio non dispongono di grandi risorse. Queste istituzioni esistono proprio per preservare questi testi e renderli accessibili al pubblico».
Federica Checchia





