Le Nazioni Unite hanno accusato Israele di continuare a ostacolare “sistematicamente” gli aiuti a Gaza, mentre le autorità locali affermano che un settimo palestinese sfollato con la forza è morto di ipotermia a causa delle temperature in picchiata. Ieri un altro bambino è morto di freddo a Gaza. Si tratta del piccolo Ali al-Batran, il fratello gemello del neonato deceduto poche ore prima in una tenda a Deir al-Balah, nella Striscia. È il sesto bambino a morire per ipotermia in una settimana. Nei giorni scorsi sono deceduti altri quattro neonati che avevano tra i 4 e i 21 giorni di vita a Gaza e tra questi c’è Sila, morta quando aveva meno di tre settimane.
Per i primi venti giorni di vita della bambina, la famiglia ha vissuto nel campo di al-Mawasi, a Khan Younis, dove si trovano migliaia di palestinesi costretti a trasferirvisi dopo l’ordine ricevuto dall’esercito israeliano. La donna ha raccontato di esser stata sfollata almeno una decina di volte dall’inizio della guerra in Medio Oriente.
L’area di al-Mawasi è stata designata come “zona umanitaria” dalle Forze di difesa israeliane. In questa porzione di terra sovraffollata dovrebbero essere garantiti aiuti umanitari e sicurezza, mentre prosegue il conflitto nei centri urbani della Striscia.
Con l’arrivo dell’inverno e del freddo, tra le cause di morte nella Striscia si è aggiunta anche l’ipotermia. Nella notte a Gaza le temperature sono scese a 7° C e secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie locali, migliaia di tende sono state danneggiate dalle intemperie.
Secondo il Ministero della Sanità palestinese, negli ultimi giorni quattro neonati sono morti per ipotermia a Gaza. Queste morti evitabili mettono a nudo le condizioni disperate e in via di peggioramento in cui versano le famiglie e i bambini di Gaza. Con le temperature che si prevede scenderanno ulteriormente nei prossimi giorni, è tragicamente prevedibile che altre vite di bambini andranno perse a causa delle condizioni disumane in cui versano, che non offrono alcuna protezione dal freddo.





