Cultura

A Norimberga un processo per punire i crimini contro l’umanità

Il processo di Norimberga iniziò la mattina del 20 novembre 1945 e si concluse il 1° ottobre 1946. Sottopose a giudizio ventiquattro gerarchi nazisti con dodici condanne di cui tre ergastoli, quattro pene detentive e tre assoluzioni. Poche rispetto alla gravità dei crimini compiuti. Tuttavia l’evento fu un importante momento di passaggio, l’inizio di una rinascita dopo la guerra. I suoi propositi erano: punire le efferatezze nazifasciste e creare una giurisdizione internazionale che impedisse il sorgere di nuove atrocità.

Un processo a Norimberga, voluto dalle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale

Fotogramma tratto dal film Il Processo di Norimberga del 1958 Credits: hatikubermuara.blogspot.com
Fotogramma tratto dal film Il Processo di Norimberga, documentario del 1958, diretto da Felix Podmaniczky

La scelta del luogo ricadde su Norimberga perché il suo palazzo di giustizia era scampato ai bombardamenti e poteva essere agevolmente utilizzato. Ma tra i motivi della sede pesava soprattutto quello simbolico: proprio in quella città, durante il regime totalitario, si tenevano i grandi raduni del Partito nazista.

Tra gli imputati mancavano ovviamente Adolf Hitler, il ministro della Propaganda Joseph Goebbels e il capo delle SS Heinrich Himmler, morti suicidi. Alla sbarra furono portati però l’ex capo della Luftwaffe Hermann Goering, l’ex ministro degli Esteri Joachim von Ribbentrop, l’ex capo supremo della Wehrmacht Wilhelm Keitel, l’ex braccio destro di Hitler Rudolf Hess, l’ideologo del nazismo Alfred Rosenberg. I capi d’imputazione erano quattro: cospirazione contro la pace, guerra di aggressione, crimini di guerra e contro l’umanità.

Verso una nuova corte internazionale e una nuova giurisdizione

Già la conferenza interalleata di Mosca – a cui parteciparono nell’autunno 1943 i ministri degli Esteri, americano, britannico, e sovietico – decise di processare i maggiori responsabili dell’Asse. Ma il passaggio dell’Italia nel campo alleato – dopo l’armistizio dell’8 settembre e l’uccisione di Mussolini da parte dei partigiani – limitò il processo unicamente ai gerarchi del Terzo Reich. Le successive conferenze di Teheran, Yalta e Potsdam determinarono la nascita di una corte internazionale composta da un giudice, un sostituto e un procuratore delle potenze vincitrici, tra cui anche la Francia.

Quali misure adottare per punire e prevenire i crimini di guerra

Per la prima volta un intero «corpo politico e sociale» era chiamato a rispondere dei crimini commessi. Sebbene anche dopo la Prima guerra mondiale si fossero svolte discussioni sulle misure da adottare nei confronti dei crimini di guerra, solo dopo il secondo conflitto nacque un vero diritto penale internazionale ad hoc. L’obiettivo era quello di punire sistematicamente i crimini di tale gravità, prevenirli e scoraggiarli.

La corte dunque si impegnò ad ampliare la dimensione punitiva con l’istituzione di nuove giurisdizioni. Di grandissima importanza fu quella dei «crimini contro l’umanità» e dei «crimini contro la pace», definizioni che nacquero per la prima volta proprio nell’ambito di Norimberga. L’opinione pubblica inoltre – sconvolta dagli eventi del secondo conflitto mondiale – spalleggiava e sosteneva una tale visione del diritto.

Alcune critiche al processo di Norimberga

Sebbene il plauso e consenso generale per le giuste finalità, il processo scatenò tuttavia anche molte critiche, soprattutto in merito alla modalità con cui si svolse. Una prima mancanza fu lo scarso numero di esponenti del Terzo Reich chiamati a giudizio. Il processo principale contò infatti solo ventiquattro imputati e si raggiungevano appena i duecento sommando le persone interessate nei processi secondari. Un numero estremamente esiguo se paragonato alla vastità e alla brutalità dei crimini nazionalsocialisti.

Molte critiche si incentrarono sulla bontà delle formulazioni finali: solo dodici gerarchi furono condannati a morte. Per quanto riguarda i processi secondari, in genere, gli imputati furono condannati per collaborazionismo oppure furono addirittura assolti. Né il tribunale di Norimberga, né quelli coevi europei, riconobbero infine l’importanza storica della Shoah, riducendo l’entità della tragedia e relegandola all’interno della questione «crimini contro l’umanità».

In conclusione, seppure sia innegabile la portata del processo, non bisogna sottovalutare le sue mancanze, che hanno in parte offuscato il significato e l’operato di uno dei più importanti processi della storia.

Alessia Ceci

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