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A Short Hike Recensione Switch – C’era una volta in un ricordo

A Short Hike Recensione Switch | Non so come sia potuto succedere. L’ho notato quasi per sbaglio, mentre navigavo su YouTube. Di lato, in un piccolo gameplay muto, di quelli senza commentary. E’ entrato in punta di piedi nella mia mente, un trailer alla volta. Alla fine, mi si è piazzato nel cuore, nel posto speciale che riservo alle esperienze più piacevoli della mia vita. Eppure… non so come sia potuto succedere. Prima di perdermi IN A Short Hike, mi sono perso proprio A Short Hike. Per un intero anno. Eppure, A Short Hike è un videogioco Indie uscito a luglio 2019 pluripremiato. Tanto per dirne una, nel 2019 ha vinto il Golden Joystick Award come miglior videogioco Indie. Sono imperdonabile. 

Il 18 agosto è stato annunciato il porting per Nintendo Switch. Non l’avevo mai provato prima, mai visto, mai sentito nominare. Ma stranamente, giocandolo ho avuto la stessa sensazione di quando ti tuffi in soffitta, in cantina, e rovisti tra gli scatoloni dei giochi di quando eri bambino. Fra le Yu-gi-oh accumulate in anni di scambi, i BeyBlade semidistrutti, e qualche cartuccia per Game Boy Advance, c’è sempre quell’elemento che ti fa stringere il cuore, e versare una lacrima di nostalgia. Non sai nemmeno tu come mai. 

Non so come sia potuto succedere. Ho appena scoperto A Short Hike. E già non so più come allontanarmene. 

A Short Hike Recensione Switch

A Short Hike Recensione Switch, ricordi

Vi ricordate del vostro primo videogioco? Io sì. Era Z la formica per Game Boy Color. La foga con cui aprii la scatola che conteneva il piccolo tesoro semitrasparente, la gioia con cui ringraziai i miei genitori che me lo avevano regalato, lo stupore provato quando capii che i videogiochi erano la cosa più divertente dell’universo. Insieme ai BeyBlade, ma vabbè. Da bambini si è semplici, volubili a tratti, ma di sicuro genuinamente appassionati.

Ecco: sarà la grafica pixellata, la semplicità dei controlli, le palette di colori usate per le ambientazioni, o magari la splendida, splendida colonna sonora composta da Mark Sparling: fatto sta che A Short Hike mi ha gettato improvvisamente e inaspettatamente in un vortice temporale. I primi passi con Claire l’uccellino nero sono stati i classici “piccoli passi per un personaggio, balzo in avanti per il giocatore”. E puff! Ero di nuovo me stesso a 6 anni, con un Game Boy Color in mano e Z la formica che zompettava cercando di non farsi uccidere dalle termiti. 

L’obiettivo del platform 2D Z la formica era arrivare in fondo a ogni livello. Semplice, ma efficace. Solo che io, da bambino, non lo sapevo mica. Andavo avanti e indietro senza nemmeno leggere i dialoghi, rapito dai personaggi, i loro movimenti, i loro suoni strani. E mi divertivo del solo riuscire a controllare il personaggio nel suo incedere. Anche il gioco d’avventura/platform in 3D A Short Hike ha un obiettivo principale, semplice semplice: arrivare in cima al Picco dell’Aquila per fare una telefonata a… non sappiamo chi.

Solo che, come foste bambini, il vero divertimento non sta tanto nell’adempiere alla missione prevista. Quanto piuttosto nel far finta di dimenticarsene per godersi la colonna sonora situazionale, le missioncine secondarie del calibro di “PORTAMI 15 CONCHIGLIE!” “…perchè?” “…E’ UN SEGRETO!”. E alla fine della missione, nemmeno otterrete un premio. “Non ti ho mai promesso nulla. Ma ti sei divertito vero?” vi dirà il bambino che vi ha chiesto le conchiglie. Allora ci arriverete. E sarete tanto immersi nella piccola arrampicata, che poi tanto piccola non sarà, da dimenticarvi davvero di cosa dovevate fare. 

A Short Hike Recensione Switch

A Short Hike Recensione Switch, è sempre il viaggio che conta

Quando avevo 8 anni andavo spesso in vacanza in montagna. Come Claire, inizialmente non sapevo cosa fare: solo, mi gingillavo con qualche fumetto, mi stendevo sull’erba a guardare le nuvole. Aspettavo che il mio tempo passasse intorno a me, ma senza rendermene protagonista. Poi, un giorno, incontrai un amico. Mi tese la mano, mi fece alzare, e con lui ho vissuto alcune fra le più divertenti avventure della mia vita. Passeggiavamo spesso per le stradine di un bosco vicino, senza una meta. O meglio, senza sapere di avere una meta:un paesino abbandonato che trovammo là dove non c’era nulla, credevamo, ma che per noi fu come trovare un castello pieno di tesori. Tesori invisibili, fatti di fantasia e sogni. Fatti di noi. Fatti del viaggio che ci aveva portato a scoprire quel paesino in fondo alla via laterale, lontano dalla strada maestra.

Oggi con quel mio amico non ci sentiamo più: la vita ci ha divisi. Quel paesino ora lo trovi su Google Maps. E quando ci cammino da solo, senza quel mio amico con cui sono cresciuto… non sento più nulla. Perché so che è lì, e che la magia di quei giorni è svanita con gli anni. Insieme alla mia ingenuità.

Sarà per questo che mentre mi perdevo, senza una guida, senza una mini o maxi mappa nell’isoletta che fa da location di A Short Hike ho avuto più di un sussulto. Il cuore perdeva un battito a ogni nuova ambientazione nascosta dietro una collina, od oltre una coltre di nuvole. I ricordi scorrevano come un film nella mia testa, e nella pancia sono tornate a danzare farfalle che credevo fuggite da tempo. “Forse so ancora essere un po’ ingenuo” ho pensato. Perché mi sono ricordato che non importa cosa trovi alla fine di un viaggio, di un’esplorazione. Non è la scoperta che fa l’esploratore. Altrimenti si chiamerebbe “scopritore”, non trovate?

Il niente più tutto di sempre

La lezione di A Short Hike, così come quella di questa recensione del gioco su Nintendo Switch, non è di certo nuova. La impartiscono già altri titoli simili, titoli illustri e blasonati. Su tutti, i vari The Legend of Zelda. Giochi nati dalla mente di un creatore lungimirante e pazzo, un eterno bambino: Shigeru Miyamoto. Eppure, anche lui sapeva bene, mentre da piccolo esplorava le grotte intorno casa sua, che in quelle grotte non avrebbe trovato niente. Niente, a parte le emozioni provate scoprendo quella grotta, ed entrandoci. E ti pare poco.

Allo stesso modo, quando planando sulle ali di Claire arriverete ad una piccola insenatura nascosta, nella quale c’è un campetto da beach volley improvvisato da due vostri coetanei, a conti fatti non avrete trovato niente. E allora perché vi sentirete così soddisfatti? Perchè il minigioco della “BeachStickVolleyBall” vi farà divertire così tanto? “Dal niente non nasce niente” cantava De André. Vero. Perciò, forse, questa emozione e soddisfazione non nascono dal niente. Nascono dalla consapevolezza che “non vi aspettavate niente”. E invece avete trovato voi stessi. Una parte di voi stessi, almeno. Piccina piccina.

In conclusione: buona scalata

A Short Hike su Nintendo Switch è IL gioco indie che non sapevate di volere. Ma che una volta scoperto, diventerà l’esperienza che vivete da una vita, e nemmeno sapevate di stare vivendo. Ma ci vuole predisposizione mentale. Ci vuole esperienza. E ci vogliono un cuore giovane e una mente elastica. Capace di dipanare la semplice brevità del titolo in tutte le micro-missioni che offre, nella voglia di conoscere a memoria il Picco dell’Aquila per capire dove porta un passaggio segreto, e come arrivare a quella spiaggia nel modo più efficiente possibile. Per questo, A Short Hike non è per tutti. Ma dovrebbe. Anche perché costa solo 7 euro, e su Switch è ottimizzato tanto bene che sembra nato per lei.

A Short Hike è il vostro primo videogioco, è la vostra prima avventura. Tutto, dai dialoghi che sembrano uscire dalla bocca dei vostri migliori amici delle elementari, alle animazioni di gioco, al design di alberi, ambientazioni e personaggi, ti fa capire quanto amore e dedizione sia stata posta nel gioco dal suo sviluppatore: il talentuoso Adam Robinson-Yu. Perché A Short Hike è tutte le piccole, a volte apparentemente insignificanti, emozioni che provate quando state esplorando un mondo Open World enorme e sconfinato da tripla A. Senza la tripla A. E meno male. Nella compattezza che lo contraddistingue e lo rende così immensamente godibile da chiunque, A Short Hike rappresenta la riscoperta del lato di voi che non ha bisogno di trovare qualcosa per sentirsi appagato. Gli basta il battito del cuore nel petto dopo una corsa a perdifiato, l’aria fresca nei polmoni, la Yu-Gi-Oh brillante appena sbustata,  il panorama dopo l’arrampicata. 

Gli basta il paesino senza nome, finchè non scopri che ha un nome. E avresti preferito non saperlo mai. 

A SHORT HIKE | VERSIONE PROVATA NINTENDO SWITCH

Voto: 9

Lorenzo Mango

Appassionato di Cinema e Serie TV, di libri e di fumetti, di video e di videogiochi. Di avventure, si può dire riassumendo. Non ama molto dormire, ma a volte lo costringono. Del resto, gli servirebbero delle "vite extra" per seguire tutti i suoi hobby e interessi. Intanto, fa quel che può con quella che ha: scrive, disegna, registra video, ogni tanto mangia. A tal proposito, potrebbe sopravvivere mangiando solo pizza. Se serve, anche pizza estera, quando viaggia. Sì, anche quella con sopra l'ananas.
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