La sede della rappresentanza dell’Unione europea a Sofia, in Bulgaria, e’ stata attaccata oggi durante una manifestazione del partito filorusso Vuzrazhdane contrario all’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona e all’adozione dell’euro prevista per il 2026.  Scene di guerriglia urbana nel centro storico di Sofia dopo che alcuni esponenti dell’estrema destra bulgara, contrari all’adesione all’euro, hanno lanciato molotov, uova e vernice contro la sede della Commissione europea, causando violenti disordini e caos nella capitale del Paese balcanico.

L’edificio della rappresentanza di Bruxelles è stato letteralmente vandalizzato durante una manifestazione organizzata dal partito nazionalista filo-russo Vazrazhdane (‘Rinascita’), terza forza politica in Parlamento. È stato dato alle fiamme il portone di ingresso e sono state lanciata delle uova e imbrattati i muri con vernice rossa. I partecipanti all’azione di protesta hanno scandito gli slogan “Dimissioni” e “No all’euro”. Immediata la condanna da parte della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, “Scene oltraggiose a Sofia, dove il nostro ufficio dell’Ue è stato vandalizzato. In Europa esercitiamo il diritto di manifestare in modo pacifico. La violenza e il vandalismo non sono mai la risposta”. 

Police officers try to extinguish a fire at the entrance of the building of the European commission representation during a demonstration called by the country’s pro-Russian Vazrazhdane party against Bulgaria’s entry into the Eurozone in Sofia on 22 February, 2025. (Photo by Nikolay DOYCHINOV / AFP)

Nel corso dei disordini 10 agenti di polizia sono rimasti feriti e sei manifestanti sono stati arrestati. Sconcerto è stato espresso dalla presidente dell’esecutivo comunitario Ursula von der Leyen che su X ha parlato di “scene oltraggiose”, ricordando che “in Europa esercitiamo il diritto di manifestare in modo pacifico”, e che “la violenza e il vandalismo non sono mai la risposta”. Per la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, si tratta di episodi “sono vergognosi e inaccettabili”. Il governo di Sofia ha condannato i disordini in piazza.

Tuttavia, essendo la Bulgaria uno dei Paesi più poveri dell’intera Ue, con gli stipendi medi più bassi, che in alcuni casi raggiungono a malapena i 400 euro al mese, diverse forze politiche di estrema destra ed estrema sinistra hanno sollevato dubbi circa l’abbandono del lev (l’attuale valuta della Bulgaria) e l’entrata in vigore dell’euro, temendo che l’impreparazione del Paese dal punto di vista economico-finanziario e la crescente inflazione possano portare a una crisi economica senza precedenti, come quella che colpì la Grecia nel 2010. L’attuale coalizione di Governo della Bulgaria, formalizzata, dopo le critiche elezioni dello scorso autunno solo il 16 gennaio 2025, è composta da tre partiti: Gerb, fondato da Bojko Borisov e altri due partiti mediamente euroscettici, ovvero il Partito socialista bulgaro (BSP) e il movimento “C’è un popolo così” (ITN). “Rinascita” aveva in realtà raccolto circa il 13% di preferenze alle ultime elezioni (essendo quindi il terzo partito per numero di voti), ma gli altri partiti di maggioranza hanno sempre rifiutato una coalizione congiunta, a causa delle sue posizioni più estreme, di cui l’ultima contro l’euro, in una situazione simile a quella che potrebbe verificarsi in Germania, dove la maggior parte dei partiti ha dichiarato che non accetterebbe mai una colazione con AfD (che del resto è in buoni rapporti proprio con Rinascita).