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Abebe Bikila, l’incredibile storia del maratoneta senza scarpe

Correre. Tutti corrono. E si corre per un sacco di motivi, anche i più banali. Si corre per gioco, per sentirsi liberi, oppure per arrivare in tempo ad un incontro importante. Semplicemente si corre. Perché correre è un impulso essenziale in ogni essere vivente, come recita anche un famoso proverbio africano: “Quando sorge il sole, non importa che tu sia una gazzella o un leone, l’importante è che cominci a correre”. E, guarda caso, è stata proprio l’Africa ad aver partorito uno che con il correre ce la sapeva parecchio, veloce appunto come una gazzella e con il cuore di un leone. Uno che con il correre ha scritto la storia, diventando a tutti gli effetti una leggenda dello sport. Il maratoneta etiope Abebe Bikila.

Abebe Bikila
Abebe Bikila (fonte: corriere.it)

L’infanzia

In realtà Bikila è il nome e Abebe il cognome, nominati però inversamente come impone la regola etiope (prima il cognome, appunto, poi il nome). Già la sua data di nascita sembra essere un segno propiziatorio del destino. È infatti il 7 Agosto del 1932 nel piccolo villaggio di Jato, in Etiopia, lo stesso giorno in cui dall’altra parte del mondo, precisamente a Los Angeles, si sta svolgendo la maratona olimpica. Semplice coincidenza? Probabilmente no. Ma bisogna aspettare ancora un po’. La sua famiglia è molto povera (suo padre fa il pastore). Così a soli 17 anni il giovane Bikila si arruola nelle forze armate per poter aiutare economicamente i suoi genitori. La sua carriera, in questo ambito, decolla piuttosto in fretta: in breve tempo passa da agente di polizia a guardia del corpo personale dell’imperatore Hailé Selassié.

Hailé Selassié
L’imperatore dell’Etiopia Hailé Selassié (fonte: amareonlus.com)

Nell’arma etiope l’attività fisica è di primaria importanza. Spesso, infatti, vengono organizzate numerose prove ed iniziative, soprattutto per mantenere in perfetta forma i soldati. Quando un giorno è il governo stesso ad indire una maratona tra tutti i corpi militari del Paese, marina, aeronautica ed esercito, a vincere la competizione è proprio Bikila, che viene subito adocchiato da un importante osservatore sportivo. Si tratta di Onni Niskaen, che, colpito dal suo straordinario talento, decide di ingaggiarlo, avendo ricevuto l’incarico di trovare potenziali atleti per le future Olimpiadi di Roma.

Correre a piedi nudi: le Olimpiadi di Roma

E le Olimpiadi arrivano. È il 1960. Ma Abebe Bikila viene convocato tra i partecipanti della Nazionale etiope, pronti a partire per Roma, come sostituto dell’ultimo momento, al posto di Abebe Wakijera, che si è infortunato in una partita di calcio. Il giorno della gara succede l’inaspettato. Le scarpe fornite dall’Adidas (sponsor della manifestazione), che Bikila deve calzare, sono troppo strette e non ci sono altri modelli disponibili. Ma questo stupido inconveniente di certo non lo ferma, anzi. Decide, infatti, di correre scalzo, soprattutto per non riportare vesciche. Non è la sua dunque una scelta tecnica o simbolica, come anche tramandato da molti negli anni, ma una costrizione dettata dalla necessità. E, incredibile soltanto a pensarlo, con indosso la maglia verde numero ’11’, Bikila conquista una grandissima vittoria, stabilendo addirittura il nuovo record mondiale di 2h15’16”, con un distacco di 26” dal favorito, il marocchino Rhadi Ben Abdesselam, che si posiziona secondo.

Abebe Bikila
Abebe Bikila alle Olimpiadi di Roma (fonte: puerludens.it)

Al ritorno in patria Bikila viene inneggiato come un eroe nazionale. L’imperatore stesso per dimostrare la sua ammirazione gli regala una Volkswagen Beetle.

Un’altra incredibile impresa: le Olimpiadi di Tokyo

Quattro anni più tardi c’è già un nuovo appuntamento che lo aspetta: le Olimpiadi di Tokyo del 1964. Purtroppo però le sue condizioni sono tutt’altro che ottimali. Appena 36 giorni prima, infatti, deve subire un’operazione all’appendice. Lo spazio da dedicare agli allenamenti quindi si riduce drasticamente. Eppure, nonostante questa ennesima sfortuna che gli piomba addosso, Bikila riesce ancora una volta a stupire il mondo intero, tagliando il traguardo per primo con un nuovo incredibile record di 2h12’11”. Qualcosa di sensazionale.

Abebe Bikila
Abebe Bikila alle Olimpiadi di Tokyo (fonte: zevenworld.com)

Grazie a queste due sbalorditive prodezze, Abebe Bikila diventa il primo atleta della storia ad aver trionfato nella maratona olimpica due volte di seguito.

Un destino maledetto: l’incidente e gli ultimi anni di vita

Da qui in poi, però, la sua vita cambia drasticamente, fino a sfociare nella tragedia. Il suo obbligato ritiro in occasione dei Giochi olimpici del 1968 a Città del Messico, un po’ per l’altitudine, un po’ per gli infortuni e un po’ l’età, è soltanto l’inizio di una terribile parabola discendente. Nel 1969, mentre è a bordo di quella bellissima Volkswagen Beetle, che gli era stata donata dall’imperatore, perde il controllo della vettura, per evitare degli studenti che stanno manifestando nei pressi di Addis Abeba, e finisce in un fosso. A causa di questo incidente rimane paralizzato dalla vita in giù. Lui che è un vero appassionato di sport, non solo della corsa, ma anche di pallacanestro, calcio e tennis. Tuttavia non si perde d’animo, anche se ormai è impossibilitato a praticare quelle discipline. Perciò si cimenta nel tiro con l’arco (partecipando ai Giochi paraolimpici di Heidelberg nel 1972), nel ping-pong e addirittura nella corsa di slitte in Norvegia.

Abebe Bikila
Abebe Bikila (fonte: mondiali.it)

Ma l’ineluttabilità di quel destino così dannatamente controverso, che qualche tempo prima sembrava a tutti gli effetti essere dalla sua parte, non ha ancora finito di scagliarsi contro di lui. Abebe Bikila muore infatti l’anno successivo, il 25 Ottobre del 1973, per una emorragia cerebrale. Il suo funerale è un evento nazionale, a cui partecipano 75.000 persone, compresa la famiglia dell’imperatore.

Chi è veramente Abebe Bikila?

Nel corso degli anni stadi, piazze e vie sono state intitolate in suo onore. Inoltre, più di un atleta, come lo yemenita Abdullah Al-Qwabani e l’etiope Siraj Gena, per rendere omaggio alle sue imprese, hanno voluto emulare il suo gesto, correndo senza scarpe in alcune occasioni olimpiche.

Abdullah Al-Qwabani
Abdullah Al-Qwabani al Mondiale di Atletica di Pechino del 2015 (fonte:corriere.it)

Velocità di una gazzella e cuore di un leone. Perché per essere un vincente sono fondamentali entrambe le cose: la qualità e la determinazione. Ma spesso vincere soltanto non basta. Il vero campione è quello che si distingue da tutti gli altri, anche attraverso un’azione apparentemente insignificante, come correre a piedi nudi sull’asfalto, mettendo così in evidenza la sua tempra, la sua forza di volontà, la sua resilienza. È in questo modo che il suo nome viene scolpito nell’eterna memoria del mondo. È in questo modo che Abebe Bikila ancora oggi è ricordato, non come un semplice vincente, ma come un autentico campione.

Tartaglione Marco

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