Dopo anni di film ripiegati su se stessi per scrutare l’interiorità, adesso lo sguardo del cinema vola fuori di sé per atterrare sui conflitti sociali che dilaniano la nostra epoca. Ad inaugurare questo periodo è stato Civil War, un film che immagina una guerra civile americana contemporanea, raccontata con un taglio alla Apocalypse now con questa macchina che attraversa gli Usa dilaniati.

Ottimo tentativo che non è riuscito a dispiegare completamente il suo potenziale, restando un semplice film d’azione americano, invece che un affresco epocale.

La vita parallela di due film gemelli come Eddington e Una battaglia dopo l’altra

Nei film precedenti Paul Thomas Anderson aveva puntato lo sguardo al passato negli anni 70′ mentre Aster all’interno della psiche sinfonica grottesca con Beau ha paura. Adesso invece Paul Thomas Anderson mette in scena con Una battaglia dopo l’altra una guerra civile americana psichedelica in grande stile Pynchoniano, hippies terroristi contro yuppies fascisti.
in questo scontro orizzontale che non colpisce mai veramente il potere vero.
Sono tutti brutti, dalla protagonista Perfidia che richiama il personaggio Mafia in V di Pynchon, che alla fine tradisce tutti i compagni rivoluzionari al suo acerrimo nemico Sean Penn, un militare psicopatico con segrete tendenze “deviate”.
Tra questi due poli estremi si salva solo quella che i taoisti chiamano la sacra via di mezzo con Di Caprio aiutato da Benicio del Toro che in puro stile pynchoniano sono due soggetti taoisti passivi Wu Wei, ossia producono eventi non agendo e senza avere alcuna chimera ideologica a cui restare fedele, l’unica causa è salvare la figlia, perchè se salvi una persona hai salvato l’umanità.
Dal punto di vista cinematografico PTA non vuole mai rallentare lo sguardo, per permettere alla profondità di rendere epico qualche momento tragico, ha preferito un ritmo serrato quasi da cartone animato dove ogni due minuti esplode qualcosa, Di Caprio per tutto il film sembra Willlyil coyote.

Questo stile è giustificato anche se tratta un argomento molto serio perchè come diceva Flaiano la situazione è tragica ma non è seria e perchè consente di restituire quanto sia ridicolo lo scontro perpetuo tra forze politiche che non si ricordano più neanche per cosa combattono.
A differenza di Una battaglia dopo l’altra Eddington mette in scena tutte le direzioni dello scontro politico in questa piccola cittadina di provincia nel midwest, dove sullo sfondo c’è il covid che ancora non è arrivato ma sta per arrivare mentre lo sceriffo Joaquin Phoenix ha uno scontro con il sindaco Pedro Pascal che degenera mentre tutto salta in aria.
Oltre al covid in avvicinamento come un meteorite annunciato, esplodono le proteste per George Floyd che radicalizzano verso destra lo sceriffo Phoenix portandolo a candidarsi contro il liberal amico delle aziende high-tech Pedro Pascal.
Ari Aster è riuscito a raccontare quella porzione temporale dove tutti i nodi sono venuti al pettine.
Lo scontro razziale, lo scontro tra istituzioni, lo scontro tra individuo e istituzioni, lo scontro sul covid, lo scontro generazionale tra padri e figli.
Pur sembrando molti simili hanno differenze sostanziali, Una battaglia dopo l’altra sembra venire dal futuro, è quello che ci attende in una guerra civile permanente dove anche le persone normali sono costrette a prendere parte e diventare un bombarolo o una guardia. In tutta quella girandola di follie c’è una piccola scintilla di speranza che alla fine tutta questa distruzione porti ad un cambiamento.
Invece Eddington è più malinconico, fotografa quel periodo storico come una cartolina dal passato che non passa mai e che dice questo è, questo siamo e questo sarà.
In fondo Di Caprio nel film di PTA lascia una minima speranza, invece in quello di Ari Aster sono tutti orribili, finisce tutto male e se lo meritano pure.
Se in Una battaglia dopo l’altra il potere è una cupola di reazionari ridicoli che puoi anche vedere, in Eddigton il vero potere della multinazionale lo vedi solo in forma anonima di drone, non si incarna mai in un volto solo.
Il cinema politico anni 70′ voleva cambiare il mondo, quello degli anni venti del duemila sembra più rassegnato solo a rappresentarlo, eppure sullo sfondo c’è questa delirante speranza disperata.
Nel film Una battaglia dopo l’altra i buoni lo sono in maniera involontaria in quanto scemi che coltivano il loro orto, mentre i cattivi sono proiezioni da manuale delle loro paure più profonde.
Il sergente cattivo di Sean Penn ama segretamente le donne nere mentre le dà la caccia.
La rivoluzionaria Perfidia è tirannica e infine traditrice.
In Eddigton i ruoli sono più sfumati, lo sceriffo e il sindaco rappresentano due diversi tipi di ipocrisia contemporanea, quella del populista che finge di avere a cuore la gente ma vuole solo fare carriera e il sindaco democratico che in realtà è la facciata di una multinazionale spietata.
Entrambi i film sono riusciti ad anticipare in parte ciò che sta accadendo negli Usa ora.

Matteo Vitale