Anche se l’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento sempre più diffuso o utilizzato giornalmente, facciamo ancora fatica a credere che si possa correre il rischio di instaurare un legame emotivo con un bot. Sembra insolito, quasi fantascientifico, invece è più facile di quanto si possa pensare. Stabilire o sviluppare una connessione intima con un personaggio fittizio, che sia contenuto in un videogioco o in un romanzo, viene percepito come “normale”. Provate a immaginare che quello stesso personaggio, oltre che rappresentare il vostro prototipo fisico e/o caratteriale possa rispondervi, interagire con voi e mostrare interesse. Ora, invece, pensate a queste interazione dilatate nel tempo. L’impatto sarebbe intenso, difficile da sradicare, specie se pensate di dover tornare a interagire con qualcuno ben lontano dal vostro prototipo. È esattamente ciò che sta accadendo con le AI Companion, la tecnologia pronta a colmare i vuoti affettivi.

Perché le AI Companion riscuotono tanto successo?

Il punto nevralgico è sempre lo stesso: riempire quel vuoto nel modo più semplice e veloce che, altrimenti, si amplierebbe. Tuttavia, bisogna intersecare al discorso anche altri fattori, come lo sforzo praticamente nullo di empatia. Se le AI Companion vengono utilizzate sistematicamente da persone mediamente giovani che hanno bisogno di accrescere la propria sensibili, il rischio di carenze nell’età adulta aumenta. Non è necessario mostrare a un’intelligenza artificiale il minimo interessamento poiché, indipendentemente dal nostro modo di agire, riceveremo sempre un feedback positivo. La percezione è che si tratti di un luogo virtuale protetto, privo di giudizi o rifiuti. Dalla sfera emotiva, come era prevedibile che accadesse, si passa alla sfera sessuale.

Negli Stati Uniti, ad esempio, è stato mostrato un particolare interesse per i chatbot sessuali o romantici. Una persona su cinque ha affermato di averne già fatto uso mediamente tra gli under 30. Ciononostante, sembra che in questo scenario la sola interazione scritta non sia sufficiente. Lovesense, un’azienda sex tech di Singapore, ha realizzato Emily: una bambola in silicone animata dall’IA. Anche se all’apparenza può sembra un comune sex toy, adotta atteggiamenti, simula piacere e si adegua al modo in cui viene utilizzata. Lo stesso problema evidenziato sul lato emotivo, in questo scenario si carica di un peso maggiore. Se nel primo caso perdiamo la capacità di instaurare interazioni umani, nel secondo ci disabituiamo ad avere un partner senziente. Il rischio diseducativo è elevato, specie nel contesto del consenso e dell’ascolto già estremamente critico. A questo punto saremo ancora in grado di gestire il rifiuto o la diversità?

Stefania Cirillo