Cultura

Akira Yoshizawa, il maestro degli origami

L’artista giapponese Akira Yoshizawa è considerato il più grande maestro di origami di tutti i tempi.  Nato nel 1911, dopo un periodo di attività in fabbrica, lasciò il lavoro a soli 26 anni per dedicarsi completamente all’origami. Il suo lavoro, già all’epoca, fu giudicato sufficientemente creativo da essere inserito, nel 1944, nel libro Origami Shuko di Isao Honda.  Poi, da lì, iniziò una carriera splendente in quest’arte così particolare e suggestiva.

Cosa sono gli origami

Con il termine origami si intende l’arte di piegare la carta (折り紙 ori-gami, dal giapponese, oru piegare e kami carta). Il termine è di origine giapponese, ma esistono tradizioni della piegatura della carta anche in Cina (Zhe Zhi” 折纸), in Arabia Saudita e in Occidente. Alla base dei principi che regolano l’origami, vi sono senz’altro i principi shintoisti del ciclo vitale e dell’accettazione della morte come parte di un tutto. Alla morte del supporto, la forma si ricreava, in un eterno ciclo vitale che il rispetto delle tradizioni mantiene vivo.

Per l’estrema semplicità di queste prime forme di piegatura della carta, alcuni fanno risalire l’origine dell’origami all’epoca Muromachi (1393-1527), riconducendola alle cerimonie del dono augurale del noshi-awabi ai samurai. I giapponesi offrivano questo particolare mollusco, simbolo dell’immortalità, all’interno di un astuccio di carta, che con il passare del tempo divenne piegato in modo sempre più complesso fino ad acquistare dignità di dono in sé.

Generalmente, per la realizzazione di un origami, si comincia da un foglio quadrato, che può essere di colori differenti, e può essere piegato senza mai doverlo tagliare in un’infinità di modi, fino ad ottenere dei modelli che possono rivelarsi anche estremamente complicati. Una frequente usanza giapponese di oggi è donare origami a forma di gru, poiché la gru, per i giapponesi, è simbolo di purezza.

Le maggiori opere di Yoshizawa

Numerose sono le opere realizzate dal maestro Akira Yoshizawa. Tra le più importanti ricordiamo sculture cartacee di animali, di statura per nulla piccola. Alcuni esempi sono il toro, il rinoceronte, l’elefante. Il gorilla ha una struttura corporea perfetta e lineamenti del volto molto precisi, considerando che lavorare la carta non sia così semplice, soprattutto per i dettagli più piccoli.

Durante tutta la sua attività, Yoshizawa è stato un importante ambasciatore della cultura giapponese nel mondo. A lui è dovuta l’elevazione dell’origami da semplice lavoro manuale a forma d’arte. Il maestro ha creato complessivamente più di 50.000 modelli, di cui solamente poche centinaia fanno parte dei diciotto libri pubblicati. È stato un pioniere di diverse tecniche di piegatura, compreso il wet-folding (piegatura bagnata), che consiste nell’inumidire la carta prima e durante la piegatura, consentendo a chi piega di ottenere forme molto arrotondate e un aspetto “scolpito” del modello. C’è chi considera questo il paradigma che ha consentito all’origami l’equiparazione a una forma d’arte, anziché solamente una curiosità folkloristica. Per il lavoro svolto, nel 1983, l’Imperatore del Giappone Hirohito, assegnò a Yoshizawa il titolo dell’ Ordine del Sol Levante.

Yoshizawa in Italia

Negli anni Settanta la passione per l’origami travolge anche l’Italia. Nel 1970, nel nostro paese, viene pubblicato un primo articolo al maestro, intitolato Magia dell’Origami,  pubblicato su Selezione dal Reader’s Digest.  L’artista visiterà l’Italia per la prima volta nel novembre 1983, in occasione del concorso Origami per Pinocchio, invitato dal Centro Diffusione Origami della Japan Foundation.  

In un mondo che è diventato sempre più tecnologico e digitale, sarebbe interessante ritornare alle arti manuali, soprattutto come parte dell’educazione e della formazione dei più piccoli. Un origami in più, ed un post social in meno, potrebbe creare una piccola opera che rimane, piuttosto che un pomeriggio sprecato.

Francesca Orazi

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