Al mio paese è il nuovo brano di Levante, Serena Brancale e DELIA, uscito sulle piattaforme il 3 aprile 2026. La canzone è l’ottavo estratto dal quarto album in studio Sacro di Serena Brancale. Nato dalla penna delle tre artiste con la collaborazione di Alessandro La Cava e Federica Abbate, il brano vanta della produzione di Carlo Avarello e di Manuel Finotti, conosciuto come Gorbaciof. Un inno al sud, alla vita lenta, al ritorno a casa. Colori accesi, ritmo incalzante che ricorda la penisola iberica e perfetto per le giornate che si allungano. Ma il pubblico è diviso.
Un inno del ritorno a casa
Girato ad Ortigia, in Sicilia, il video celebra il legame dei fuorisede con le proprie radici meridionali. Tra i palazzi e i vicoli del centro storico, si stagliano queste tre figure: bellissime, vestite di bianco con un rimando alla purezza e all’autenticità. Le voci delle tre cantautrici si mescolano perfettamente una con l’altra e portano alla luce un inno del ritorno, condito da tutti gli elementi tipici del Sud: la religione, la vita che scorre, la comunità ben compatta di fronte l’individualismo della città che va sempre di corsa. La canzone ha riscosso un immediato successo: oltre 10 milioni di visualizzazioni su Youtube e Spotify e un’orda di commenti entusiasti sui social. Nonostante ciò, il gradimento si è subito polarizzato. Mentre molti lo hanno apprezzato, tanti lo hanno accusato di stigmatizzare il Sud Italia in un’immagine troppo romanzata, poco veritiera. E tanti hanno ritenuto che nel ritornello stesso, si nascondessero dei messaggi poco condivisibili e poco educativi.
Iniziano le vacanze, ma quale l’amara realtà?
La Brancale, insieme a Levante e DELIA cantano nel ritornello: “Incominciano le ferie quando torno al mio paese”. E come dare loro torto? Per tanti fuorisede del Sud Italia, lavoratori e studenti, tornare a casa è sinonimo di relax, pochi impegni e ritrovo in famiglia. Ma l’altro lato della medaglia è molto più problematico. La ragione principale risiede nel fatto che tantissimi giovani e adulti ritengono che tornare a casa equivalga a una spesa elevata sia a livello psicologico che emotivo. I viaggi sulla linea Milano-Bari ad esempio, in questo aprile 2026, sono sui 350 euro tra treni ad alta velocità e voli last minute. Un costo questo che numerosi non possono affrontare a causa della attuale crisi del mercato del lavoro. Se gli stipendi son fermi dal 1990 e vanno intorno ai 1.200 euro lordi per un junior, investire nel ritorno a casa di pochi giorni non è conveniente. Allo stesso modo, non tutte le famiglie, case e comunità del sud sono accoglienti e sanno di familiarità. Che dire infatti dei borghi e città segnati dalla criminalità organizzata come San Luca o di quelli vittima di disastri geologici come Niscemi? Tornare a casa per coloro che nascono in queste zone è un sacrificio immane.

La religione, grande pilastro identitario del Sud
Da un retaggio storico, è vero che le regioni del Sud Italia abbiano con la religione un rapporto più stretto. Fin dai tempi dei Borboni, la religione ha rappresentato l’alleato più fedele della monarchia e quindi quello più apprezzato. Le parole di Al mio Paese parlano di una realtà chiara quando enunciano: “Le Madonne nelle chiese quando torno al mio paese, con le luci sempre accese, quando torno al mio paese”. Tuttavia, il pubblico ha notato anche in questo caso una descrizione non realistica. In un Paese come l’Italia dove il gap tra l’istituzione ecclesiastica e i fedeli si allarga sempre di più, la Chiesa non riesce più a rappresentare il baluardo di un tempo. Anzi, chi è attaccato a dettami tali viene additato come oscurantista, e quindi, un bigotto. In tutte le città di Calabria, Sicilia, Campania, Puglia, Sardegna, Basilicata, Molise e Campania i cittadini son tutti bigotti? Una lettura che potrebbe risultare una forzatura, ma non lo è davvero da parte di chi vive queste realtà ogni giorno.
La fuga di cervelli
Il famoso bridge, per dirlo all’inglese, termina con “Con le piazze sempre piene quando torno al mio paese, pеr l’amore e per la fеde torni sempre al tuo paese”. E questo per molti è stato il colmo di una narrazione distorta e menzognera. La percentuale di giovani e adulti che lasciano le zone del Sud Italia per trasferirsi al Nord per motivi di studio e lavoro è altissima. I dati ISTAT parlano di una percentuale di emigrazione giovanile pari allo 82% in alcune province. Di fronte a ciò, di quali piazze sempre piene parlano la Brancale, Levante e DELIA? E’ vero che nel Sud esiste uno spirito comunitario da sempre molto forte, ma impatta anche un altro fenomeno, quello dello spopolamento. Tanti piccoli paesi e borghi come Craco o borghi del Cilento stanno scomparendo. Rimangono solo gli anziani e pochissimi altri. Gli altri vanno tutti via. Per tale motivo, tante le iniziative dei sindaci di far rivivere queste realtà offrendo ad esempio case ad un euro. Ma alla chiamata rispondono soprattutto gli stranieri.
Le persone devono tornare al centro
Si capisce la ragione per cui l’immagine stereotipata del Sud Italia che fuoriesce da Al mio Paese abbia creato tanta polemica in alcuni. Anche perché quelli che ne giovano sono le attività turistiche, commerciali e storico-archeologiche che attirano turisti da tutto il mondo. Ciò è un fattore positivo che aiuta di molto la zona del meridione, ma l’attenzione deve essere diretta anche verso il capitale umano, il cuore di un’area così fragile e complessa. Senza le persone, non esiste né casa, né Paese.
Layla Perroni





