Cultura

Alberto Bevilacqua, la malinconia e l’estasi nella scrittura

Alberto Bevilacqua era nato il 27 giugno del 1934 a Parma. Pubblicò la sua prima raccolta di racconti a 21 anni, nel 1955, sotto l’egida di Leonardo Sciascia. Il titolo della raccolta è “La polvere sull’erba”.

Esordì invece con la produzione poetica nel 1961. Il titolo dell’opera è “L’amicizia perduta”. Il grande successo arrivò però nel 1965 con il romanzo “La califfa”. L’opera divenne poi un film diretto dallo stesso Bevilacqua e con protagonisti due interpreti straordinari: Ugo Tognazzi e Romy Schneider. Tutte le opere di Bevilacqua sono caratterizzate da maestose quanto altrettanto fragili figure femminili, come appare Irene Corsini in questa storia specifica.

“Devo per forza costruire sempre un’altra realtà nella realtà perché, di quello che è, io non riesco mai ad accontentarmi.”

Alberto Bevilacqua, web
Alberto Bevilacqua, web

Il Premio Campiello

Nel 1966 Bevilacqua vinse il Premio Campiello con il romanzo dal titolo “Questa specie d’amore”. Nell’opera, l’eterno conflitto che caratterizzò l’intera esistenza dello scrittore parmense, ovvero il contrasto tra la volontà implicita di tornare alla situazione del tutto rassicurante della terra di origine e quella di immergersi profondamente nella affascinante realtà della Capitale. La vita di provincia fu invece celebrata nell’opera “Una città in amore”, affresco variopinto di una città ricca di amore e di contrasti.

“Il mio privilegio e il mio limite era possedere una logica talmente immunizzata contro ogni illusione, talmente strumentale da riuscire a rendermi accettabile la realtà che mi serviva anche nei suoi contrapposti aspetti.”

Alberto Bevilacqua e il suo ruolo di giornalista critico del costume

Alberto Bevilacqua è stato uno dei maggiori giornalisti critici del costume italiano degli ultimi trent’anni e la sua attività è stata multimediale, grazie alla frequentazione di noti salotti televisivi, primo fra tutti, quello del Maurizio Costanzo Show. Di quest’ultimo è stato infatti uno dei più grandi protagonisti, come opinionista ed osservatore della vita.

Con la sua produzione letteraria, Bevilacqua ottenne numerosi e prestigiosi riconoscimenti nel corso del tempo. Tra i suoi titoli premiati vanno annoverati “L’occhio del gatto” (1968, Premio Strega), “Un viaggio misterioso” (1972, Premio Bancarella) e “I sensi incantati” (1991, premio Bancarella).

“E’ stata una nostra colpa, non meno grave delle altre, l’essere vissuti per tanti anni distratti in uno squallore che agiva per conto suo.”

Alberto Bevilacqua, web
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La produzione poetica

Non meno importante della produzione in prosa, è quella poetica di Alberto Bevilacqua, con numerose raccolte di liriche quali  “La crudeltà ” (1975), “Immagine e somiglianza” (1982), “Vita mia” (1985), “Il corpo desiderato” (1988), “Messaggi segreti” (1992) e “Piccole questioni di eternità” (Einaudi 2002).

Ad Alberto Bevilacqua va inoltre riconosciuto il prestigio di aver viste tutte le sue opere tradotte in Europa, Stati Uniti, Giappone, Cina e Brasile. Questo ne ha permesso una diffusione a livello mondiale.

La fine della vita, per lo scrittore, sopraggiunse il 9 settembre del 2013, all’età di 79 anni, come evento culmine di una lunga malattia.

Nelle opere di Bevilacqua si intrecciano in modo più che naturale i toni della commedia e quelli della tragedia, i drammi psicologici e i desideri incontenibili della carne, le piccole grandi gioie quotidiane, e dietro a tutto ciò, uno sfondo, sempre presente, di impalpabile malinconia.

“Quando esiste nelle rughe che corrispondono ai labirinti dello spirito, nel silenzio dei tratti che esprime parole indicibili e solo pensabili, la beltà della vecchiaia appare superiore e più perfetta di quella giovanile.”

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