Cultura

Aldrovandi, storia del ritorno verso casa

Abbiamo dedicato questa puntata di StoryLine a Federico Aldrovandi e al problema della violenza
Aldrovandi, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

Benvenuti nell’universo narrativo di StoryLine. Abbiamo deciso di dedicare il nostro racconto di oggi a Federico Aldrovandi, vittima di un eccessivo uso delle armi da parte della polizia. Ne abbiamo approfittato per citare il famoso caso di Stefano Cucchi e anche quello del povero Willy. Lo abbiamo fatto perchè in divisa o no la violenza non è mai la soluzione.

Aldrovandi, l’inizio

Eccomi qui anche se non ricordo di essermene mai andato. Mi schiacciavano a terra e mi dicevano “Aldrovandi devi stare fermo” ma più fermo di così pensavo che non riesco nemmeno a respirare. Anzi vomitavo e nemmeno mi lasciavano. Che notte quella del 26 settembre. Mi sembrava che le stelle fossero così forti da sorreggere il cielo e più camminavo e più mi sembravano grosse. Poi quel rumore di sirene e improvvisamente il mondo cascò addosso a me.

Mi ricordo sinceramente poco, solo facce cattive e su botte su botte. “Fermate sto invasato tossico”, dicevano i poliziotti poi giù pesante con il manganello. E pensare che quella sera avevo pure bevuto poco e fumato solo qualche cannetta perchè mi sentivo strano come se fossi stato scelto per qualcosa. Anzi non mi feci nemmeno accompagnare sotto casa ma preferì fare due passi così per vedere come il vento mi dipingeva la faccia.

preferì fare due passi poi quel rumore, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

La mamma e il tribunale

E sono stato, cara mamma, anche vicino a te in questo tribunale mentre tra un avvocato e l’altro cercavi di farti ascoltare. Dicono che sono morto per la droga, che ero uno sbandato ma con la registrazione come la mettiamo? “Lo abbiamo bastonato di brutto”, ha detto uno di voi poliziotti, uno di voi che non deve ammazzare. Ma tu cara mamma hai urlato giustizia e ti sei fatta ascoltare.

La gente però ha capito bene mi sono chiesto con il passare degli anni? Forse no se quattro anni dopo ne è venuto su un altro pure lui morto ammazzato di botte in una caserma. Forse non lo conosci ma si chiama Stefano Cucchi e pure lui si domanda perchè manco fosse Adolf Hitler preso in flagrante mentre gasava qualche centinaio di ebrei. Anche tu come me avrai pensato che fanno anche loro di testa loro. Non importa se indossi una divisa perchè se sei sbagliato sbagli uguale.

quante mani riesci a tendere, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

La violenza non è mai una soluzione

E il problema non è solo delle divise. Recentemente sono morte altre due persone vicino Roma. L’ultimo qualche giorno fa. Me lo ricordo perchè l’ho schedato io. Si chiama Willy e doveva tornare come me da sua madre ma non l’ha fatto. L’hanno massacrato perchè voleva difendere un amico. Non è ora, prima di essere troppi in paradiso, che gli uomini capiscano che non importa quante bastonate dai ma quante mani riesci a tendere per chiamarti veramente uomo?

Ora ti devo salutare mamma ma ci vediamo come ogni anno il 25 settembre. Tu nel frattempo non perdere mai la speranza che venga quel giorno in cui le mani siano usate per salutare, abbracciare, amare e non per far male. Un giorno in cui i fiori non si spezzino più ma vengano riscaldati al sole. Un giorno in cui i cuori degli uomini sapranno volare senza smettere di respirare.

Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.
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