Quasi quarantuno anni fa arrivava nelle sale cinematografiche “Amadeus” di Miloš Forman, film dedicato a Wolfgang Amadeus Mozart, vincitore di ben 9 Oscar tra cui miglior film e miglior regia. Una pellicola ancora oggi considerata il miglior biopic musicale di sempre che ritornerà dopo un restauro ne cinema italiani i prossimi 24-25-26 marzo distribuito da Lucky Red.
Amadeus, la pièce teatrale e il film di Miloš Forman

La storia di “Amadeus” di Miloš Forman inizia al teatro. “Amadeus” è , infatti, innanzitutto un’opera teatrale scritta da Peter Shaffer che a sua volta si è ispirato al dramma teatrale “Mozart e Salieri” di Aleksandr Puškin. Forman andò a vedere il dramma teatrale di Shaffer e rimase folgorato dalla quella biografia romanzata di Mozart e decise di farne un film pur avendo all’inizio molte difficoltà nel reperire soldi per un’opera in costume. Una pellicola imponente incentrata sul grande genio austriaco in cui vengono rappresentate scene tratte dai suoi capolavori come “Don Giovanni” e “Le nozze di Figaro” e che fa conoscere Mozart nel miglior modo possibile ascoltando e vivendo le emozioni della sua ineguagliabile musica.
Questo richiese un accurata ricostruzione scenica e dei costumi con la riprese che segnarono il ritorno a Praga dello stesso Forman che aveva abbandonato il suolo natio considerato un traditore. Nonostante l’infiltrazione della polizia comunista tra le comparse, Forman riuscì a portare a termine il film che lui stesso considerava un film sul talento e sulla libertà e sul loro essere incompatibili con una società segnata dall’ideologia. Un film arricchito da uno splendido uso, come aveva insegnato Kubrick in “Barry Lindon”, della luce naturale e da un montaggio che avrebbe meritato l’oscar per aver saputo rendere ogni scena un misto di splendore, emozione e musicalità.
Perchè il film di Forman è il miglior biopic di sempre
Dopo l’uscita in anteprima a Losa Angeles il 6 settembre 1984, “Amadeus” venne accolto come un capolavoro ed è ancora tutto oggi considerato il miglior biopic musicale di sempre anche se la sua storia è frutto di una leggenda già resa in prosa da Puškin. Al centro della trama del film c’è l’accesa rivalità tra Antonio Salieri e lo stesso Mozart che sarebbe stato ucciso dal noto compositore italiano completamente roso dalla gelosia, magnificamente interpretato da Frank Murray Abraham. Uno scontro privo di conferme storiche che anzi dimostrano un’amicizia e una stima reciproca tra i due. Ciò nonostante questo film risulta essere un capolavoro che predilige l‘emozione alla veridicità dei fatti mettendo in scena per tutta la sua durata il confronto tra talento e futuro, tra rigidità e passato, tra buio e luce, bianco e nero che possiamo riconoscere in ognuna delle nostre vite.
Le parole di Hulce
Un contributo notevole a questo, anche se non vinse un oscar, fu quella di Tom Hulce nei panni di Mozart che contribuì far venire fuori quell’anarchia ed insofferenza alle regole di Mozart ben contrapposte ad un etichettato Salieri. Hulce, sulle pagine del The Guardian, ricorda di quell’esperienza che:
“John McEnroe è stato per me un punto di riferimento per il personaggio: cercavo persone che si comportassero in modo tale da non far pensare che avessero capacità divine. Le parrucche meno convenzionali erano le mie preferite, ma è stato il cambio di colore dei capelli ad avere il maggiore effetto sul mio personaggio. Quando li tinsi di giallo da taxi di New York, divenni molto più estroverso. Nonostante ciò, avevo scolato una bottiglia di Jack Daniel’s sviluppando la tipica risata di Mozart. Miloš mi aveva detto che quella che avevo suggerito non era abbastanza estrema, così provai un milione di idee prima di trovare qualcosa di simile a una persona che conoscevo. Mozart era molto intelligente, ma quando rideva si pensava: “Quest’uomo è un idiota”.
Stefano Delle Cave
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