Amanda Sandrelli non è stata riconosciuta inizialmente come figlia di entrambi i genitori, Gino Paoli e Stefania Sandrelli, a causa delle leggi dell’epoca che non permettevano il riconoscimento di figli nati fuori dal matrimonio. Di conseguenza, è stata registrata solo con il cognome della madre, Sandrelli, e per un periodo la sua paternità non era ufficialmente riconosciuta legalmente. Ha poi ricevuto il riconoscimento di paternità, ottenendo anche il secondo nome di Angelica, che il padre aveva desiderato darle.

Amanda Sandrelli ha raccontato di non aver mai visto i suoi genitori insieme, per lei sono sempre stati separati, stando ai suoi ricordi. Ha però avuto la netta sensazione d’essere il frutto di un grande amore: “Quest’idea mi ha sempre dato forza e allegria. Gli amori poi finisco e capita anche ai più belli. Loro sono rimasti in ottimi rapporti. Si vogliono bene”.

Parlando di sua madre Stefania Sandrelli, l’ha descritta come tutt’altro che severa e autoritaria. Ha ricevuto poche regole da lei, il che l’ha lasciata sempre molto libera. Proprio lei è stata cruciale, in qualche modo, per la sua carriera da attrice. Lei era pronta a indirizzarsi verso il mondo della psicanalisi, proseguendo gli studi, ma poi sua mamma organizzò una festa. Generalmente lei tendeva a sparire in certe occasioni, evitando gli eventi mondani. Aveva 18 anni e quella volta decise di restare, così da conoscere Massimo Troisi e Roberto Benigni. Un primo passo verso quella chiamata che l’ha poi condotta sul set di Non ci resta che piangere.

Cresciuta con la consapevolezza dell’amore che ha legato suo padre e sua madre, ma anche del dolore che causa la fine di una relazione, Amanda ha toccato con mano le difficoltà legate ai sentimenti. «Si dice che l’ultimo amore sia il più bello – riflette –. Sto con Paolo (Giovannucci, ndr.) da quattro anni e sto vivendo un periodo meraviglioso. Prima di lui c’è stato un “uomo ponte”. Ero ancora sotto botta dalla separazione. Blas è stato l’amore più grande della mia vita». Un amore grande a cui è seguito un grande dolore, quando lui ha deciso di lasciarla: «Ho passato notti a sognare di picchiarlo, ero molto arrabbiata». Ma in realtà «non c’era nulla da perdonare. Non c’è stata alcuna mancanza di rispetto. Ha smesso di amarmi. Ero convinta ci amassimo ancora…quando ho capito che la sua decisione era reale, ho mollato. Con molta collera». Da lì è ripartita: «L’indipendenza affettiva ed economica sono le cose più importanti. La separazione è stata ad aprile, ad agosto ero già in tournée. Senza di lui». A risollevarla l’abbraccio consolatorio del suo amore più duraturo, quello per il teatro: «Il palcoscenico per me è magico.

L’infanzia di Amanda Sandrelli con i genitori

L’autonomia e l’indipendenza sono doti trasmesse dalla madre Stefania Sandrelli: «L’ho sempre vista lavorare, proteggerci da tutto, l’esempio per me non poteva che essere quello. Senza nessun uomo alle spalle, ha saputo che film fare e ha costruito una carriera straordinaria». Ma non è stato tutto rose e fiori: «A un certo punto mi mandò a Milano a stare da mio padre e da sua moglie Anna. Lui lo desiderava da tempo. Per mamma era un momento difficile, non ne ha mai parlato. Lei e Nicky Pende avevano un rapporto molto complicato. Al punto che preferì allontanarmi. Non è stato facile. Può accadere a tutte le donne di vivere una storia che fa stare male. Perfino a una grande diva. Non bisogna vergognarsene, né accettare di soffrire».

Per cinque anni ha vissuto con papà Gino Paoli e la moglie Anna Fabbri: «Ho vissuto da mio padre, ma lui non c’era mai. Quindi, ho vissuto con Anna principalmente». Ma gli occhi con cui guarda suo padre sono sempre pieni di ammirazione: «Per me è una specie di Superman. È come se non avesse paura di niente. E io per lui, paura, non ne ho mai avuta. Certo, adesso ha 90 anni…». Sempre forte e coraggioso, nonostante abbia affrontato una profonda depressione: «Lui conosce l’oscurità. Per un artista credo sia una cosa quasi fisiologica, un po’ come la depressione post partum. L’energia che ci mette in sala d’incisione e sul palcoscenico è tale che poi c’è per forza un calo. Mio padre è una persona molto complessa. Pesante, più per se stesso che per gli altri». Tra tutte le sue canzoni ce n’è una che la fa ancora commuovere: «io lo adoro quando canta Non andare via di Jacques Brel (mentre ne parla, si commuove, ndr), mi piace tantissimo come la fa… ricordo quando, da piccola, piangevo mentre la intonava in scena. Lui mi prendeva in giro, diceva che alla mia età avrebbe dovuto piacermi La gatta».