Cultura

Andrea Pazienza, una vita in bilico tra fumetto, realtà e illusione

Andrea Pazienza è riuscito a rappresentare in vita e in morte ”il destino, le astrazioni, la follia, la genialità, la miseria, la disperazione di una generazione che solo sbrigativamente chiameremo quella del ’77 bolognese. Riprendendo le parole di Pier Vittorio Tondelli – che Paz incontrò nel corso dei suoi studi mai terminati al DAMS di Bologna – ricordiamo l’anniversario di nascita dell’indiscusso caposcuola del nuovo fumetto italiano. Nato il 23 Maggio 1956 e morto a soli trentadue anni nel giugno del 1988.

Ha lavorato in tutti i campi del disegno e dell’illustrazione, ha scritto saggi e poesie. Tra le sue opere a fumetti più celebri ci sono: Le straordinarie avventure di Pentothal, il ciclo di Zanardi, Pompeo. Per capire come mai si è prolungata nel tempo l’eco della generazione del ’77 – che nelle sue storie si riconosceva – è necessario risalire al Pazienza fumettaro ma anche a quello delle fulminanti storie di una pagina, degli indimenticabili ritratti, delle poesie e dei racconti.

C’è tuttavia chi ha sempre creduto che il fumetto di Andrea Pazienza non appartenesse ai luoghi comuni generazionali

Bensì fosse un’espressione artistica più alta, in cui si specchiano letteratura e pittura. Forse perché la forza delle sue storie in realtà esula da qualsiasi dimensione spazio-temporale ed è in grado di macchiare il cuore con un inchiostro pregno di dolore, allegria, malinconia, tenerezza e ironia. Per spiegare l’impossibilità di categorizzare l’espressione artistica e letteraria si può ricorrere alle sue stesse parole:

‘’Qualsiasi significato attribuito a un’opera, al di là della prima in intaccabile identificazione della quale l’artista è depositario, è arbitrario ed un’opera significa o non significa esattamente quello che vedete’’.

Che l’opera di Andrea Pazienza abbia uno spirito più universale che generazionale si evince dal fascino che non ha mai smesso di esercitare, attraendo leve sempre nuove di lettori.

Le straordinarie avventure di Pentothal” – il suo folgorante esordio ufficiale del 1982 – è un inno alla giovinezza, all’immaginazione e al desiderio. Nelle sue pagine la realtà irrompe in una storia a fumetti con impeto. C’è il contesto storico e politico della città di Bologna: il movimento studentesco, le rivolte e l’università occupata. Ma anche il bisogno di essere amati, la fuga nel sogno e nel delirio di fronte alla minaccia del mondo adulto.

Il lettore che si avvicina al primo fumetto di Paz, pur ignorando cosa fosse il Settantasette o i riferimenti e le citazioni con cui egli ha riempito la sua opera, non può non coglierne l’essenziale. Una rara potenza immaginativa, un’assoluta libertà di espressione e una grande tecnica di disegno oltre alla capacità di farti interessare ai fatti suoi con partecipazione nonostante la farsa sulla propria biografia messa in gioco per stemperare la vena narcisistica.

Un esempio dell’autobiografismo narcisistico di Paz

L’autoreferenzialità di Andrea Pazienza è un tratto distintivo che diventata tale nella dimensione ironica, giocosa e spesso falsata nella quale l’autore procede al racconto di sé, disegnando personaggi che sono il suo doppio e calandoli del suo universo stralunato.

’Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza, ho ventiquattro anni, sono alto un metro e ottantasei centimetri e peso settantacinque chili. Sono nato s San Benedetto del Tronto. […]. Disegno da quando avevo diciotto mesi, so disegnare qualsiasi cosa in qualunque modo. Da undici anni vivo solo, ho fatto il liceo artistico, una decina di personali. […] Dal ’75 vivo a Bologna. Sono stato tesserato dal ’71 al ’73 ai marxisti-leninisti. Sono miope, ho un leggero strabismo, qualche molare cariato e mai curato. Fumo pochissimo. Mi rado ogni tre giorni, mi lavo spessissimo i capelli e d’inverno porto sempre i guanti. […] Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario del mensile ‘’Frigidaire’’. Mio padre, anche lui svogliatissimo, è il più notevole acquarellista ch’io conosca. Io sono il più bravo disegnatore vivente. Amo gli animali, ma non sopporto di accudirli. Morirò il sei Gennaio 1984’’.

V. Mollica (a cura di), Paz, scritti, disegni e fumetti, Einaudi, 1997, pp. 3-4

Pentothal come alter-ego di Pazienza e come canto del cigno di una generazione sospesa

Pazienza/Pentothal giocava a fare l’ospite ingrato. Faceva parte del movimento studentesco, disegnava manifesti e partecipava alle assemblee, ma spesso si teneva ai margini. I collettivi erano importanti ma le ragazze lo erano di più. E più importante ancora era il languore, uno stato d’animo sospeso tra l’allegria e lo sconforto di chi ha perduto qualcosa già prima che fosse recuperabile. Il suo fumetto sulla giovinezza è paradossalmente una continua premonizione.

Un’anticipazione dei suoi fumetti futuri – a poche pagine dalla fine compare il profilo di Zanardi, protagonista del lavoro successivo. E una prefigurazione del destino della generazione del Settantasette e del fallimento futuro delle lotte di quegli anni, in un canto del cigno che di fronte ad un’imminente sconfitta prova comunque a pretendere una qualche forma di dolcezza, comprensione o bisogno di amicizia e amore in un’esplosione di vignette.

Quale sia l’origine del talento grafico di Andrea Pazienza è materia di dibattito

C’è chi attribuisce le doti artistiche al padre acquarellista, chi imputa il suo sbocciare alla frequentazione di grandi come Mattioli e Scozzari. Ma il talento di Andrea Pazienza risiede in una dote naturale, Madre Natura l’ha toccato nel punto in cui alberga la capacità di scomporre ciò che esiste nelle sue linee essenziali per poi rappresentarlo. Dall’esordio con Pentothal sulle pagine di Alter Alter, alle storie di Zanardi, il liceale dal naso a becco, Paz dà forma e sostanza al cinismo degli anni Ottanta.

L’apice viene raggiunto dall’atroce discesa agli inferi dell’eroina con Pompeo, testamento artistico in cui racconta l’esperienza di tossicodipendenza e autodistruzione in uno straziante poema lirico per immagini. Intorno alle avventure dei suoi personaggi capaci di eroismi imprevedibili e disfatte, fioriscono storie memorabili, segni esplosivi e materiali narrativi multiformi del più rivoluzionario fumettista del nostro paese.

Alessia Ceci

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