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Il futuro dell’animazione in Giappone: analisi ragionata dello status quo

Il futuro dell’industria dell’animazione in Giappone appare incerto di fronte all’incapacità di coltivare la prossima generazione di talenti. La domanda che sorge spontanea è COME e PERCHÈ avviene ciò?

Una testata online dal titolo Nippon.com ha riportato in duplice versione (giapponese ed inglese) un’analisi approfondita in merito a cosa accade all’interno di un settore di interesse mondiale quale quello dell’animazione giapponese che qui di seguito riproponiamo.

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L’articolo certamente ha la capacità di destare la curiosità di quanti tra gli amanti degli anime abbiano sviluppato nei loro cuori il desiderio di poter coltivare i loro talenti artistici: si tratta di giovani sparsi in tutto il mondo che maturano le proprie abilità con la speranza di poter diventare animatori. Ovviamente questo vale anche per i giovani Giapponesi che ogni anno, al termine degli studi, prima di apprestarsi a compiere questo salto rimangono in bilico, soppesando i dubbi e mettendoli a confronto con i sogni.

È risaputo che la vita di chi si dedica all’arte non è quasi mai un sentiero in discesa ed è altrettanto risaputo che chi si affaccia sul mondo del fumetto o dell’animazione dovrà patire parecchio prima di essere coronato un giorno, forse, dal successo. Il focus dell’articolo è proprio il paradosso che si viene a creare quando un’industria locale pone dei vincoli che finiscono per ostacolare le risorse che un domani potrebbero essere talenti. Il problema di fondo, in pratica, è che per questi individui diventa difficile gestire una carriera del genere perché la paga iniziale è inconcepibilmente bassa: stiamo parlando di una cifra che in media si aggira intorno a 1.110.000 yen all’anno (cifra che convertita in euro si riduce a 8156.27€), di cui quindi sono meno 100.000 yen al mese (734.80€).

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Il costo della vita in Giappone può risultare alto ed è molto difficile sostenersi con uno stipendio del genere, pur facendo economia. Se già questo si configura come una causa impediente che scoraggia molti, si devono considerare altri due fattori di importanza notevole.

In primis, è necessario discorrere a proposito del periodo della formazione dell’animatore in cui gli vengono  affidati incarichi secondari ma di notevole importanza tecnica. Nell’articolo inglese ci si riferisce a queste persone con il nome di in-betweeners e sono coloro che disegnano le immagini da collocare tra le sequenze chiave, di solito realizzate dalle figure più importanti dello studio. Il compito degli in-betweeners diventa allora quello di unire le sequenze chiave tra loro in maniera fluida e scorrevole, evitando di spezzare il ritmo e di creare una disarmonia nella percezione visiva.

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Se questa era prima una mansione ricorrente nella formazione degli animatori principianti al pari di una procedura standard al giorno d’oggi le cose sono cambiate. Succede infatti che molte nuove reclute saltino questa fase e :

“are put straight to work cleaning up the key frames simply because they know how to draw clean lines”

Questo comporta che essi siano privi di quelle conoscenze sull’animazione che prima si acquisivano durante il tirocinio come in-betweeners così che si ritrovano in alto mare quando viene loro affidata in autonomia la composizione di parti delle sequenze chiave.

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L’altro punto dolente della questione riguarda il fenomeno alquanto preoccupante della delocalizzazione del lavoro in Paesi d’oltre mare, in primis Cina e Corea, permettendo così che accada che il Giappone investa sulla formazione di risorse e talenti all’estero mortificando al tempo stesso quelli che potrebbero diventare i propri futuri animatori.

Di seguito riportiamo il link all’articolo originale : https://www.nippon.com/en/currents/d00337/

Il problema sopra descritto potrebbe essere facilmente risolto oppure potrebbe persistere fino a determinare l’atrofia totale dello sviluppo di una “classe” di animatori giapponesi. Restiamo ad osservare, incrociando le dita.

-Alessandro Mannarini-

 

 

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