Anna Kuliscioff, la dottora dei diritti

La madonna russa, la straniera, “l’uomo che viceversa è una donna” (lettera di Labriola A.) e molti altri nomi, ma ad Anna Kuliscioff piaceva “dottora dei poveri“. Rivoluzionaria, fondatrice del partito socialista, ha combattuto per i diritti delle donne, in particolare quelle della classe operaia.

Una vita rivoluzionaria

Dubbia è la data di nascita, si immagina il 1855, così come il luogo, generalmente riconosciuto in Crimea. Sappiamo però che nel 1871 si iscrive all’università di Zurigo per studiare Filosofia, assecondando la propria passione. Per ordire dello zar è costretta a rientrare in Russia e Anna reagisce abbracciando l’andata verso il popolo, ovvero il lavoro al fianco dei contadini per condividerne la condizione di miseria.

Viaggia, o per meglio dire scappa, da un luogo all’altro d’Europa. Nel 1877 abbandona la Russia, nel 1878 viene arrestata ed espulsa dalla Francia; si sposta allora a Firenze, ma viene processata per cospirazione con gli anarchici e così è costretta a trasferirsi in Svizzera.
Il ritorno in Italia è legato alla figura di Andrea Costa, rivoluzionario romagnolo e primo deputato socialista della storia d’Italia, con il quale avrà una figlia.

Dottora dei poveri

Dalle lettere di Anna è possibile immaginare i motivi che l’hanno spinta a iscriversi alla Facoltà di Medicina. Il rapporto con il compagno si era andato deteriorando, Andrea infatti, dopo la nascita di Andreina, la vedeva solo come una madre, non più come una rivoluzionaria. Questo motivo, unito alla vita a Imola, nelle casa dei genitori di Costa, aveva saturato Anna, tanto da spingerla a rivoluzionare ancora una volta la propria vita.

Con una tesi sulle febbri puerperali (infezione dell’utero dopo parto o aborto) apre la strada alla scoperta scientifica delle cause delle morti post partum. Comincia allora la sua attività di medico a Milano, per il quale le viene affibbiato il nome di “dottora dei poveri”. Riesce a riunire lavoro e ideologia, trovandosi a condividere pensieri e sentimenti con Filippo Turati.

Poco ricordata, Anna Kuliscioff è tra i fondatori, insieme a Turati e Lazzari, della Lega Socialista milanese nel 1889.

Femminismo senza classe e genere

Il 27 aprile del 1980 si tiene una conferenza sul rapporto uomo-donna. Il tema è il monopolio dell’uomo, dal quale è estratto il testo omonimo. L’opinione della Kuliscioff è paritario: stesso lavoro, stessa paga. Solo in questo modo la donna poteva ottenere libertà, rispetto e dignità. Un obiettivo per il quale ancora oggi le attiviste si battono (articolo: “La parità di genere, forse tra 100 anni“).

Durante la conferenza il discorso della Kuliscioff non è rivolto contro gli uomini, lei stessa dichiarava di non dover fare guerra all’altro sesso. Sapendo che l’uomo ostacola le donne, devono essere le donne stesse a risvegliare la propria coscienza e lottare per i loro diritti.

La rivoluzionaria “dottora” nel 1891 fonda il “Salotto di Anna Kuliscioff”, nel quale riesce far sedere allo stesso tavolo femministe borghesi e femministe operaie. Nel salotto si raccoglievano dati, esperienze e vissuti, nonché parole di conforto. Il lavoro viene interrotto a maggio, quando Anna viene arrestata con l’accusa di reati di opinione e sovversione.

Sette mesi dopo è fuori dal carcere e il suo lavoro non si ferma. Nel 1901 presenta, tramite Turati, la legge Carcano al Parlamento: legge a tutela del lavoro minorile e femminile. La legge sarà approvata.

Anna Kuliscioff - Photo Credits: Archivio fotografico fondazione Anna Kuliscioff
Anna Kuliscioff – Photo Credits: Archivio fotografico fondazione Anna Kuliscioff

“Mi auguro, per il trionfo della causa del mio sesso, solo un po’ più di solidarietà fra le donne.
Allora forse si avvererà la profezia del più grande scrittore del nostro secolo – Victor Hugo – che presagì alla donna quello che Gladstone presagì all’operaio:
che cioè il secolo XX sarà il secolo della donna”

Il diritto di votare

Lavoro, indipendenza, dignità e diritto di voto. Questa battaglia è la più dura, non solo per la ritrosia del governo, ma anche per l’ostacolo dello stesso partito Socialista (compreso Turati). Anna guardava avanti e alle esperienze estere, dove i partiti socialdemocratici avevano fatto della questione femminile bandiera da sventolare. In Italia invece il dibattito era ancora fermo all’estensione del diritto di voti a tutti i cittadini maschi e analfabeti.

Anna Kuliscioff su «Critica sociale»: «Direte, nella propaganda, che agli analfabeti spettano i diritti politici perché sono anch’essi produttori. Forse le donne non sono operaie, contadine, impiegate, ogni giorno più numerose? Non equivale, almeno, al servizio militare, la funzione e il sacrificio materno, che da’ i figli all’esercito e all’officina? Le imposte, i dazi di consumo forse son pagati dai soli maschi? Quali degli argomenti, che valgono pel suffragio maschile, non potrebbero invocarsi per il suffragio femminile?».

Nel 1911 nasce il Comitato Socialista per il suffragio femminile, nel 1912 viene fondata la rivista “La difesa delle lavoratrici” a cui collaborano tutte le penne femminili italiane. Uno spazio di dialogo tra i due femminismi (borghese e operario) di successo, nel quale rendere le donne consapevoli della loro condizione e dei loro diritti.
Il suffragio universale è stato riconosciuto solo dopo la seconda guerra mondiale, nel 1946. Qui potete trovate un approfondimento: Donne al voto.

I buoni propositi, le battaglie e il dialogo vennero cancellati dall’ingresso del Fascismo nel panorama italiano. Anna Kuliscioff muore nel 1925 e al suo funerale i fasci si scagliarono contro i partecipanti.
Dai ricordi di Pietro Nenni: «Sui gradini stessi del Monumentale, mentre a mo’ di saluto io gridavo “Viva il socialismo!”, fummo aggrediti. Attorno alla bara, attorno alle corone e ai nastri, ci fu una zuffa breve e feroce dalla quale parecchi uscimmo sanguinanti e pesti. Ed era triste pensare che ciò avvenne in un cimitero e davanti alla salma di una donna che, con tutta la sua anima, con tutta la sua intelligenza aveva auspicato pace, giustizia e fraternità».

Sitografia:

Presentazione del libro a cura di Elena Vozzi, Io in te cerco la vita. Lettere di una donna innamorata della libertà, L’orma, Roma 2016: https://www.youtube.com/watch?v=aKI6pVI2SHw.
Date e resoconto storico dalla Fondazione Anna Kuliscioff: https://www.fondazioneannakuliscioff.it/chi-e/

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Articolo di Giorgia Bonamoneta.

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