Da diversi giorni si sta sviluppando una polemica intorno a Due spicci, la nuova serie animata di Zerocalcare, pubblicata di recente su Netflix. Ad accendere il dibattito, sono state le segnalazioni anonime di alcuni presunti collaboratori, che sostengono di aver ricevuto retribuzioni molto basse, di aver dovuto sottostare agli stessi orari dei dipendenti, pur lavorando con partita IVA, e di aver accettato carichi di lavoro superiori rispetto a quelli pattuiti con Movimenti Production, la società che ha prodotto il telefilm. La pagina Instagram dell’Unione Italiana Animatori (UN!TA) ha raccolto tutte le testimonianze il 27 maggio, giorno di uscita dell’opera del fumettista romano sulla piattaforma, pubblicandole in una serie di storie cancellate dopo poco.
“Due spicci”, la serie di Zerocalcare, è al centro della polemica
Secondo diverse persone, Movimenti Production avrebbe chiesto ai collaboratori che avevano consegnato i materiali prima della scadenza di lavorare anche un altro progetto, minacciandoli di risolvere il contratto in caso di un loro rifiuto. Un “background artist”, l’animatore specializzato nella realizzazione di sfondi e ambientazioni, ha scritto: «Mi avevano offerto 6 euro lordi l’ora. Non ho accettato». Una segnalazione, invece, parlava di «ritmi di lavoro disumani»; secondo questa fonte, a giugno 2025 la produzione avrebbe annunciato l’aggiunta di due episodi aggiuntivi, senza però modificare accrescere i compensi o posticipare le scadenze di consegna. Un’altra testimonianza, secondo la quale il minutaggio complessivo sarebbe rimasto invariato rispetto all’idea originale, ha però smentito questo aspetto della faccenda.
Almeno all’inizio, a parlare del caso sono stati soprattutto i quotidiani di destra, che hanno evidenziato l’incongruenza tra le dichiarazioni delle fonti e le idee politiche del disegnatore, al secolo Michele Rech, che spesso parla della precarietà lavorativa della sua generazione. In particolare, un articolo del Giornale, intitolato La produzione di Zerocalcare paga “Due spicci” i lavoratori, ha accusato Zero in maniera diretta. Domenica, inoltre, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha manifestato la propria intenzione di proporre un’interrogazione al Ministero del Lavoro per «verificare se la produzione abbia rispettato trattamenti economici e normativi previsti per i collaboratori».
UN!TA, va detto, ha ricevuto anche segnalazioni positive, che descrivevano Movimenti Production come «una delle poche produzioni che paga il giusto», parlando di un ambiente di lavoro sano e rispettoso. Un testimone anonimo ha scritto: «Ci sono state situazioni problematiche, ma non si può pretendere che non ce ne siano: è impossibile».
La replica di Movimenti Production
Movimenti Production, che ha prodotto anche le precedenti serie del fumettista, Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, ha immediatamente respinto ogni accusa, affermando di non aver mai proposto a nessuno condizioni contrattuali illegali, né pratiche di sfruttamento del lavoro. Per la società, le contestazioni sarebbero inconsistenti, essendo fondate su testimonianze anonime radunate da «un collettivo di persone che non rappresentano una realtà sindacale».
Ha poi chiesto ad alcuni creatori di contenuti di rimuovere dai propri canali i video dedicati alla vicenda; lo youtuber Jematria ha raccontato di aver ricevuto una diffida dai legali della casa di produzione venti minuti dopo aver pubblicato il suo filmato, in cui gli si chiedeva di rimuoverlo entro dodici ore. Nella lettera inviata al creator, Movimenti Production ha ribadito UN!TA abbia eliminato le storie in cui accusava l’azienda, dopo essersi «avveduta del carattere diffamatorio dei messaggi». Il giorno dopo, però, la diretta interessata ha smentito questa versione, affermando di averle cancellate per «dimostrare la nostra massima buona fede e la ricerca di un confronto tra le parti».
Federica Checchia





