Anthony Vaccarello non è un novizio: il suo ventesimo, trentesimo, quarantesimo show—chi perde il conto?—ma quando apre la stagione parigina con un set davanti alla Tour Eiffel e un giardino che forma il logo YSL visto dall’alto, capisci subito che non scherza. In questa Paris Fashion Week, il designer ha voluto “essere il più YSL possibile”, giocando sull’equilibrio tra classicità tagliente e teatralità moderna.

Lo show di YSL alla Paris Fashion Week è in perfetto stile YSL (e si vede)
La scenografia stessa è parte della storia: siepi disposte come se fossero lettere di un logo Cassandre, fiori bianchi che spuntano lungo passaggi stretti, un labirinto visivo dove ragazze in pelle, trench vaporosi e duchesse in guanti lunghi corrono tra gli spazi verdi. E poi lei, l’Eiffel che si illumina dietro tutto—quando la location parla, anche i vestiti ascoltano.
Il filo conduttore era chiaro: prendere archetipi YSL (cuoio, trasparenze, linee sartoriali) e spingerli oltre. Nelle note di gara, il tema era resistenza, discorsi silenziosi, donna che è al contempo eroina e spettatrice. Vaccarello si è ispirato anche a momenti storici del brand: le creazioni che Yves disegnò per Nan Kempner, per Jane Birkin, il cinema francese come Queen Margot, il contrasto tra rigore e sensualità.
Nel guardaroba, le star erano le giacche in pelle robusta, le camicie in popeline bianco con fiocchi oversized, i trench e abiti in nylon leggeri ma tagliati alla perfezione, transfusi di una leggerezza “arsenale couture”. Idee: abiti che puoi ripiegare, infilare in uno zaino, senza perdere il dramma. Le silhouette ampie, i tessuti fluttuanti, il volume visivo ma senza ornamenti inutili—qui la forma parla più forte del ricamo.
Non sorpresa, tra il front row c’erano volti storici: Madonna, Betty Catroux, Catherine Deneuve, Jean Paul Gaultier. E anche le passerelle si sono fatte sentire: le influencer del momento e le top degli anni ’90, tutte lì, in un summit di stile che ribadisce che YSL non è nostalgia, è lingua viva.





