Cultura

Antonin Artaud: teatro e follia

antonin artaud - frammentirivista.it
antonin artaud – frammentirivista.it

Il rapporto fra malattia e sensibilità artistica non si vede solo in Antonin Artaud, ma anche in noti artisti di tutti i tempi, basta pensare a Van Gogh o Beethoven. Colpito da disturbi mentali, dovuti forse ad una meningite avuta all’età di quattro anni, Artaud riesce a teorizzare un teatro che ispirò sia il Living Theatre che Jerzy Grotowski.

Internamenti ed elettroshock

Dopo un tour di conferenze tra Messico e Cuba nel 1938, è tornando in Europa che viene incarcerato: prima nella prigione di Mountjoy (Irlanda), poi condotto a Cobh (Irlanda) e infine a Havre (Normandia, Francia). La polizia lo consegna direttamente al reparto degli alienati dell’Ospedale Generale e dopo tre giorni viene ricoverato a Quatre-Mares. Passano cinque mesi e grazie all’impegno della madre viene trasferito a Parigi presso l’ospedale di Sainte-Anne. Ancora undici mesi e si procede ad un altro trasferimento: è la volta di Ville-Évrard, a circa venti chilometri da Parigi.

Dopo quattro anni Artaud viene ancora trasferito, perdendo i medici che a Ville-Évrard gli fornivano la droga. E’ l’11 febbraio 1943 quando fa il suo ingresso presso l’asilo di Rodez, luogo in cui inizia la storia degli elettroshock. Dopo una seconda serie da dodici applicazioni sembra mostrare qualche miglioramento: scrive alla madre verso cui aveva dimostrato disconoscenza e riprende a firmare col suo cognome prima sostituito con Nalpas.

Dopo una terza serie da tredici elettroshock si notano ancora miglioramenti. Gli si concede di uscire e nella sua stanza inizia a scrivere con l’intento di pubblicare, disegnare e dipingere. Intanto, con la sesta e ultima serie di elettroshock arriva a cinquantotto sedute.

Il corpo senz’organi

Una volta uscito dall’internamento Artaud afferma di doversi riappropriare del corpo. Ne parla durante la conferenza di Vieux Colombier. Nella sua follia distingueva tra l’essere titolari e proprietari del proprio corpo. Si è titolari di natura, ma essere proprietari è una difficile conquista della coscienza. Artaud deve quindi riappropriarsi della sua coscienza che gli è stata sottratta dalla scienza. In effetti è stato uno delle tante vittime di una scienza ancora tutt’altro che evoluta.

Antonin Artaud - marconuzzo.eu
Antonin Artaud – marconuzzo.eu

Appropriarsi del corpo vuol dire lottare contro la società, che non è altro che il riflesso del corpo. Artaud intende il corpo come un contenitore, gli organi lo riempiono. Tutti gli organi devono essere rovesciati dal corpo, poiché non abbiamo bisogno di un cervello, né di un apparato circolatorio o respiratorio. E’ stata la società a costruire l’anatomia del corpo, a dare al corpo un’attività muscolare definita e a sottrarre quindi, la coscienza al legittimo proprietario.

Lottare contro la società vuol dire lottare contro l’anatomia di cui siamo fatti, di conseguenza vincere vuol dire costruire un “corpo senz’organi”. Tutto ciò si traduce in ricerca della libertà, condizione per cui un individuo può decidere di agire, pensare ed esprimersi senza costrizioni e di cui Artaud è stato completamente privato.

Il teatro e il suo doppio

Il teatro teorizzato da Artaud è esplicato ne “Il teatro e il suo doppio”, raccolta di saggi pubblicata nel 1938. Con quest’opera, Artaud denunciava il teatro a lui contemporaneo e i rispettivi drammaturghi, per l’eccessiva importanza che veniva data al testo drammatico e le mancanze nei confronti degli altri elementi di scena. Con un teatro più completo, in cui tutto è messo sullo stesso piano si sarebbe ottenuto un totale coinvolgimento dello spettatore. Il saggio più significativo della racconta è “Il teatro della crudeltà”, di cui si ha un primo manifesto nel 1932. Crudeltà che non è sadismo, ma volontà di liberarsi di qualunque elemento non fosse attinente al testo teatrale. Per sopprimere la tirannia esercitata da testi spesso troppo opprimenti, Artaud vuole un teatro integrale, che fonda gesto, movimento, luce e parole.

a cura di Silvio Silvestro Barca

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